IO ED IL SIAM
La prima
volta che misi piede in Thailandia fu nell'agosto del
1991 a Patong Beach, volai da solo, reduce da una
delusione amorosa con una ragazza italiana, qualcuno mi
disse che avevo bisogno di relax e, mi fu detto, un
posto adatto a quello che era il mio stato d'animo era
proprio l'isola di Phuket.
Avevo 24 anni all'epoca e non mi ero mai spinto così
lontano, avevo girato un po' l'Europa avevo fatto a
tempo a lascira il cuore in Olanda, ma nulla di più, non
avevo neanche il passaporto e dovevo farlo in fretta
visto che era la fine di maggio e le mie ferie cascavano
in agosto, non avevo la più pallida idea di dove fosse
la Thailandia e non fu neanche facile trovare un
pacchetto per quel mese, troppo lontano, mi serviva volo
e albergo, era la prima volta e confesso avevo un po' di
timore, l'essere sicuro di avere l'albergo prenotato al
mio arrivo, mi lasciava quantomeno più tranquillo.
Mi imbarcai sul 747 della Thai destianzione Bkk, in un
paio d'ore ci trovammo a notte fonda, non si vedeva
nulla dal finestrino qualche lampo ogni tanto dava la
sensazione che stavamo sorvolando un temporale, ancora
non sapevo a cosa stavo andando incontro, credevo fosse
una semplice vacanza, ancora non sapevo che quel viaggio
sarebbe stato il primo di una interminabile serie di
viaggi e di incontri che cambieranno in maniera netta e
radicale la mia vita ...
...
era l'alba a Bangkok, il volo della Thai finalmente
arrivò a destinazione, ero stanco volevo farmi una
doccia, sdraiarmi su un letto ma soprattutto mangiare,
invece non era ancora finita, mi spettava un 'altra ora
e 15 minuti di volo per arrivare a Phuket.
Tra la folla in aeroporto, vidi un cartello della Atitur
con scritto il mio nome, ad aspettarmi c'era un tipo
buffo che mi prese subito la valigia e mi fece salire su
un mini bus, la strada era in alcuni tratti asfaltata e
in altri sterrata, attraversammo alcuni villaggi ... ,
quelli che oggi, 13 anni dopo, sono veri e propri paesi
ai bordi di una superstrada dove il limite di velocità è
100 km all'ora e dove le case sono di cemento e mattoni,
mentre prima, erano palafitte in legno e dove al massimo
potevi transitare a passo d'uomo tra le buche di un
sentiero in terra battuta, e ai bordi potevi ammirare
bambini che tenevano in braccio polli e galline e donne
che tenevano sulle spalle cesti pieni di strani frutti
tropicali che avrei avuto modo di assagiare più avanti.
" MI PIACE " pensai, era come essere dentro ad un
documentario, tutto intorno vedevo solo palme e
vegetazione tropicale, volevo, sentivo l'assoluto
bisogno di entrare in contatto con quella gente, che
ammiravo dal minibus, che non conoscevo, che non avevo
mai visto prima, ma che mi affascinava sempre più e che,
ogni minuto di più, mi faceva dimenticare da dove venivo,
e credetemi, avevo già dimenticato il mondo occidentale.
A
Patong conobbi subito un gruppetto di italiani arrivati
alcuni giorni prima, con i quali mi ritrovai a mangire
una specie di pizza in un ristorante italiano, a parlare
di calcio e di quanto fosse facile rimorchiare una
ragazza in Thailandia, io ascoltavo, ero pronto a
cogliere ogni piccolo particolre, anche se dentro di me
credevo si trattasse delle solite leggende turistiche e
di quanto invece sarebbe satato indispensabile cercare
di evitare il classico due di picche che li come in
Italia era sicuramente in agguato.
... Mi sbagliavo.
Dopo cena optammo per la discotelca, il Banana,
l'ingresso era 90 bath con la cosumazione, appena
entrati, uno dopo l'altro i miei nuovi amici sparirono
con relative fanciulle, mi trovai ben presto solo, così
come ero arrivato, "e ora che faccio????" pensai , avevo
in mano il biglietto della consumazione, così la prima
cosa che mi venne in mente era di ordinare una Singha ,
mi sedetti du uno sgabello in bamboo vicino al bancone
del bar, fu li che conobbi ... EM.
... dolcissima Em, nonostante tutto però rimase solo una
piccola meteora nella mia lunga esperienza in
Thailandia, passai il resto della vacanza, tra la
piscina dell'hotel, la discoteca Banana e i barettini di
una Soi Bangla che stava diventando velocemente una
piccola Pattaya, tutto era ancora agli inizi a Patong,
ricordo che il lungomare non era neanche asfaltato del
tutto, e la sabbia arrivava fin sulla strada dove
transitavano solo tuk tuk o vecchi motorini scassati, i
baretti erano in legno addirittura alcuni avevano il
tetto in paglia, altri erano in cemento, ma non
esistevano televisione o frigoriferi, le bevande erano
tenute in grossi contenitori termici pieni di ghiaccio,
le ragazze erano quasi tutte vestite con gonnelline nere
e canottiere nere ricordo che il nero prevaleva come
colore nel loro abbigliamento, è un particolare stupido
da riportare, lo so, ma ricordo che mi rimase impressa
queta cosa, il colore prevalente nel loro abbigliamento
era il nero.
Em
mi tenne compagnia durante la mia prima esperienza a
Phuket, di giorno però spariva andava a casa per poi
ricomparire la sera al Banana, mi aspettava davanti
all'uscita del mio hotel che poi era a pochi metri dalla
discoteca, alle nove di sera era sempre li in piedi
nella penombra con il suo sorriso che si accentuava ogni
volta che mi vedeva arrivare, mi metteva coraggio il suo
sorriso, mi faceva stare bene ero tranquillo con lei,
anche se ancora non sapevo che quello era niente
rispetto a ciò che sarebbero state le mie esperienze
negli anni a venire, ma come potevo saperlo, ciò che ero
determinato a non commettrere era l'errore di innamorami
di lei, ero reduce da una esperienza andata male con una
ragazza italiana e non l'avevo ancora dimentica, non ero
predisposto ad innamorarmi, non ancora almeno, quando
partii per l'italia decisi quindi di non chiderele
l'idirizzo, sapevo che non l'avrei ricontatttata, anche
se poi mentre il volo per Bkk si alzava da terra e mi
dava la possibilità di vedere ancora per una volta le
verdi colline di Phuket, un po' me ne pentii, ma forse
era meglio così, ero stato bene con lei, ma non ero
soddifatto della mia vacanza, troppo turistica, troppo
da occidentale, mi resi subito conto che non mi ero
integrato con nessun Thai, se qualcuno mi avesse chiesto
qualche cosa circa i thailandesi, io non avrei avuto
argomenti, ero deluso, improvvisamente, ricordo bene,
fui colpito da una profonda tristezza e delusione, non
avevo ancora lascito il regno, e già mi mancava tutto,
mi mancava tutto ciò che non avevo scoperto, feci una
promessa a me stesso, sarei ritornato in Thailandia non
appena mi fosse possibile, di questo ne ero praticamente
certo, ma non per trovare Em, ma per trovare tutto ciò
che non avevo trovato nel mio primo viaggio alla
scoperta di quello che una volta era il SIAM.
Aeroporto di Bangkok un anno dopo ... decisi che era
giusto prima di tornare a Phuket conoscere per lo meno
la capitale della Thailadia, mi sarei fermato tre notti
a Bangkok, per poi proseguire per Phuket e fare l'ultima
settimana qualche notte anche a Samui. Ancora una volta
avevo commesso l'errore di fare un pacchetto volo più
albergo, del resto avevo passato solo 12 giorni della
mia vita in Thailandia, come ripromessomi una anno
prima, ritornai, ma ero solo e ancora una volta la
consapevolezza di avere un albergo prenotato al mio
arrivo mi lasciava più tranquillo.
Bangkok era terribile, all'epoca non esisteva quella
superstrada sopraelevata che c'è adesso, non esisteva il
metro e il traffico era infernale, bastava camminare
pochi minuti per starda che lo smog ti entrava in gola,
la bocca diventava amara, e la pelle diventava subito
appiccicaticcia, caldo umido e smog si impreganvano tra
i capelli e nella pelle, mi domandavo come fosse
possibile viere in un posto simile, per fare pochi
chilomtri ci volevano anche tre ore di taxi, almeno
l'albergo era tranqillo e molto elegante, ma non era mia
intenzione rimanerci a lungo.
Dopo
aver visitato il mercato galleggiante e il palazzo reale
con relativo tempio dove riposa l'enorme statua del
buddha dormiente, ricevetti l'ennesia delusione, tutto
troppo turistico, tutto improntato al business, ricordo
quando entrai nell'enorme giardino che costeggiava il
palazzo reale e i relativi templi, trovai all'ingresso
una folla di turisti giapponesi, erano numerosissimi,
appena scesi dal taxi mi si avvicinò una vecchia signora
thai che voleva assolutamente convincermi a comprare
delle sete o cose simili, le dissi senza troppi indugi
che ne avremmo parlato più tardi alla mia uscita dai
templi, rimasi all'interno per alcune ore, credo tutta
la mattinata, quando uscii lei era li ad aspettarmi,
appena mi vide mi corse incontro e mi fece capire che le
avevo promesso qualche cosa, bhè che potevo fare, per
pochi soldi comprai un foulard di seta o finta seta che
pensai di regalare a mia madre al mio rientro in Italia.
La notte a Bangkok era incredibile, ricordo che
alloggiavo al Thai Pan hotel nei pressi di Soi Cowboy,
una mini patpong, con le stesse attrazioni ma molto più
vivibile, entrai per la prima volta in un gogo, ero
incuriosito ed estasiato alla vista di tante fanciulle
che ballavano in bikini, le vedevo sorridenti e sembrava
si divertissero a scherzare tra di loro e con i vari
clienti.
Dentro al gogo una cameriera mi chiese dove volevo
sedermi, io optai in un divanetto lontano dalla pedana
dove le ragazze salivano per ballare, ordinai una Singha
e pochi minuti dopo arrivò una ragazza molto carina,
senza indugiare mi si sedette a fianco facendomi
chiaramente capire che era interessata a passare con me
il resto del suo tempo....
io in un primo momento non avevo nulla in contrario,
anzi era anche molto carina, ma dopo il quinto o sesto
drink che si ordinava da sola a mie spese, capii che era
il caso di cambiare aria, anche perchè lei ordinava ma
non beveva, e con scuse molto improbabli trovava sempre
un motivo per ordinare una nuova cosumazione, decisi di
andarmene ricordo che mi chiese di portarla con me , ma
il modo di fare all'nterno del locale non mi era
piaciuto per niente, non aveva nulla a che vedere con
Em, la ragzza che conobbi l'anno prima a Phuket, quindi
tornai in hotel da solo dopo aver pagato un conto al
quanto salato in quel locale ma con l'entusiasmo di
voler affrontare il resto della vacanza senza altri
intoppi.
A Bangkok non accadde nient'altro che fosse degno di
nota, mentre ero in volo per Phuket cominciò a salirmi
uno stato di ansia e di emozione forte, stavo tornando a
Phuket, avevo aspettato un anno ma ero di nuovo li, mi
sentivo addosso una felicità indescrivibile, ero ancora
a Phuket ed ero felice come un bambino.
Arrivai finalmente a Patong col solito minibus che come
da programma mi aspettava in aeroporto, ero
eccitatissimo e allo stesso tempo stupito nel vedere
quante cose erano cambiate in soli undici mesi, Patong
beach era in pieno fermento, automobili, motorini, hotel
costruiti a tempo di record, incredibile pensai, da noi
in Italia per costruire un cavalcavia ci impiegano anni,
mentre qui in pochi mesi hanno trasformato la spiaggia
in una piccola Rimini.
Confesso che la prima cosa che feci nella prima notte a
Patong fu quella di andare dritto dritto al Banana,
dentro di me avevo il desiderio di rivedere Em, ma la
mia ingenuità di piccolo farang inesperto mi accecava,
come potevo essere certo di rivedere Em dopo undici mesi
ancora al Banana ???? Infatti rimasi deluso, Em non era
più li e di lei non ne seppi più nulla. Ordiani la
solita Singha, ma non rimasi dentro a lungo, volevo
andare a scoprire più da vicino la Soi Bangla, dove
l'anno prima Em mi accompagnò qualche volta, ma dove
prontamente, dopo il primo drink mi prendeva per mano
per portarmi in discoteca, "qui è meglio..." mi diceva e
cominciava a ballare sempre tenendomi per mano,
improvvisamente scoprì che mi mancava Em.
Stare
al Banana mi metteva un po' di nostalgia, avevo passato
troppe belle serate con lei, e ora mi sentivo
improvvisamente e inspiegabilmente solo, quindi mi
diressi verso la Soi Bangla. Dopo aver camminato per una
cinquantina di metri in una totale penombra e dopo aver
schivato un paio di lady man che approfittando del buio
mi volevano invitare a chissà quale party notturno, ma
dalla voce tutto sembravano fuorchè dolci fanciulle,
sbucai in Bangla Road, era illuminata a giorno, macchine
e moto andavano ovunque, all'epoca era ancora a doppio
senso di marcia e il traffico era impossibile, luci,
colori, negozzi, bancarelle e tanti locali e bar,
sembrava il paese dei balocchi, appena arrivai li il
primo pensiero lo ricordo benissimo, pensai "ma questa
strada c'era anche l'anno scorso ?????" e mi domandai
dove mai fossi stato lo scorso anno pechè tutta quella
meraviglia io non la ricordavo proprio.>
La Bangla road è una via linga circa 150 metri e divisa
in tante piccole Soi traverse, in ogni Soi si possono
"ammirare" se così si può dire, una miriade di bar,
locali, gogo, ristoranti e centinaia di ragazze che ti
urlano frasi incredibili ti invitano a sederti e a bere
nel bar dove lavorano, i bar erano uno attaccato
all'altro e erano piccoli barettini di tre metri per
tre, all'interno lavoravano le ragazze e esternamente
c'erano decine di sgabelli per i clienti i quali
passavano ore a bere appoggiati al "bancone" del bar in
compagnia delle ragazze delle staff, ogni bar suonava a
tutto volume la propria musica, era praticamente
impossibile capire che tipo di musica si stava
ascoltando perchè il bar di fianco e quello a fianco
ancora ne suonavano altre e diverse, il risultato era
una gran confusione, che provocava una specie di dolce
stordimento e che non so perchè ma rendeva quasi
estasiante passare il tempo all'interno di un tale
macello.
Quella
sera conobbi NOI.
Lavorava al bar Munich aveva capelli a caschetto neri e
lisci come la seta, indossava un abitino in seta rosa
che la faceva sembrare più una hostess che una lady bar,
scoprì infatti che a lei era affidato tutto il discorso
contabile del bar, a lei non era concesso muoversi fino
a che il bar non fosse chiuso e l'incasso non fosse da
lei riposto in una piccola valigetta con la
combinazione, la aspettai quella notte e qualche ora
dopo mi trovai in hotel con lei e qualla strana
valigetta.
Rimasi deluso, a letto era stata una vera delusione la
mattina dopo si alzò e andò a farsi una doccia, tornò
poco dopo, si sedette sul letto apri la valigetta e
cominciò a far quadrare l'incasso della serata, erano si
e no 10000 bath, fu rapidissima e in pochi minuti chiuse
la valigetta si rivestì e se ne andò salutandomi appena
e dopo avrmi chiesto 500 bath.
Pensai che non l'avrei più rivista, invece non so perchè
nonostante la delusione della notte passata, tornai al
Bar Munich e lei era la alla cassa come al solito,
quando mi vide arrivare mi corse incontro mi sorrise e
mi abbraccio, questa volta rimasi lusingato e decisi di
fermarmi ancora in quel bar ad aspettare che chiudesse,
non so dire che cosa mi stava capitando, Noi non era
bellissima, ma sprigionava uno strano fascino al quale
non sapevo resistere, sembrava cercarmi e respingermi
non appena capiva che mi stavo avvicinando troppo, e
questa cosa mi faceva impazzire.
Passammo ancora la notte insieme e la mattina dopo si
ripetè la scena della conta dei soldi, l'incasso era di
poche migliaia di bath chiuse la valigetta ma questa
volta non avevo intenzione di lasciarla andare via da
sola...."Where you go ????" le chiesi
mi guardò fisso negli occhi "up to me !!!" mi rispose
quasi contrariata, e no accidenti questa volta il gioco
lo conduco io, la fermai e non so ancora come, ma la
convinsi a portarmi con lei, accettò a patto che
noleggiassi un motorino. Nessun problema noleggiai una
Honda Dream nuova fiammante, mi chiesero 100 bath al
giorno, che secondo me era un mezzo furto ma accettai,
mi fece transitare per la Soi Bangla, tutti i bar erano
chiusi, ma qualcuno stava aprendo per rifornirsi del
ghiaccio che veniva trasportato da grossi e vecchi
camion, era come transitare in mezzo ad un luna park
spento e un po' malinconico, tutto era in preparazione
per la notte che sarebbe arrivata da li a poche ore.
In
fondo alla via girammo a sinistra e poi ancora a destra
per Soi Sai Nam Yen, era una via in leggera salita
trafficatissima, piena di gente e dove ora c'è
l'ospedale di Patong, allora c'era solo un campo di
terra e fango, proseguimmo per quella strada per un
centinaio di metri forse poco più, poi mi fece girare a
sinistra in una Soi strettissima piena di cani rognosi,
era asfaltata solo per metà, tutta dissestata e piena di
fango, poche decine di metri e arrivammo in un cortile,
faceva un caldo tremendo, difronte al cortile c'erano
degli alloggi non più di quattro o cinque, entrò in uno
di questi e io la seguii, mi fece cenno di togliermi le
scarpe, obbedii senza replicare, entrai c'era una spesie
di salottino con un divano in finta pelle conciato
davvero male, difronte ancora una grossa televisione che
a tutto volume trasmetteva musica thai, seguiva un
corridoio con tre porte ogniuna delle quali era una
camera da letto, in fondo al corridoio potevo
intravedere la cucina e la bombola del gas, non avevo la
più pallida idea di dove fosse il bagno. Intanto Noi era
sparita.
Arrivò poco dopo un farang, era un tedesco alto e magro
sulla cinquantina a dire il vero sembrava un tossico, mi
salutò, e si presentò, era il boss del barettino reduce
da una delle sue solite sbronze, mi disse subito che Noi
era una delle migliori ragazze del suo bar e che dovevo
averne cura, si aprì una singha e prese due bicchieri,
diavolo, mi ero sveglieto da solo un'ora e dovevo bermi
una birra ???
L'impressione era che quel tipo era conciato davvero
male, ma cercai di non lasciare trapelare le mie
emozioni, piuttosto mi domandavo dove fosse finita Noi,
ma inutilmente, per ora Noi era scomparsa, arrivò invece
una ragazza molto carina, direi molto sexy magra e
davvero sensuale, si avvicinò al tedesco e lo baciò,
"lei è E, ed è la mia donna" mi disse "lei è la numero
uno" e con fare soddisfatto le diede una lunga
massaggiata al sedere ... scoprì solo l'anno dopo che E
era la cugina di colei che sarebbe diventata poi mia
moglie.
I giorni a
seguire li passai sempre con Noi, non posso certo dire
che erano giornate idilliache, però se non altro Noi mi
fece visitare l'intera isola, noleggiai infatti uno
scassone di fuoristrada Suzuki e entrai per la prima
volta in un tempio thai senza orde di turisti, mi porto
a Chalong, "andiamo al Wat Chalong" mi disse una mattina,
che diavolo fosse Wat Chalong io non ne avevo la più
pallida idea, ma lei dava sempre per scontato che io
conoscessi la Thailandia come se ci fossi nato, quindi
dovevo sicuramente sapere che cosa era Wat Chalong.
Da
Patong dovevo guidare per circa un ora, visto che la mia
andatura non era certo quella di un siluro, Wat Chalong
è un tempio tra i più grossi di tutta l'isola, se non il
più grosso, immerso in un giardino tropicale avvertii
appena entrato come un senso di profona quiete e
tranquillità, c'era un silenzio che conciliava il sonno,
entrammo nel tempio dove si ergevano alcune statue
dorate di alcuni monaci che lei comunque chiamava
Buddha, mi chiese di fare una offerta, al tempio, le
diedi un po' di soldi, "pensaci tu " le dissi, ma sfilo'
solo 40 bath e mi fece segno di seguirla, poi mi chiese
se volevo pregare, "perchè no " le risposi, allora mi
accompagnò davanti ad una cassettina in legno piena di
una specie di scaglie dorate, ne prendemmo un po' e me
le fece posare sulle statue dei Buddha, io seguivo passo
passo ciò che faceva lei senza staccare gli occhi dalle
sue mani, terminato il "rito" delle scaglie dorate ci
inginocchiammo davanti all'altare dove erano presenti le
satue e la vidi pregare con le mani giunte a fiorare le
sue labbra, più o meno feci la stessa cosa, ma non so
dire a cosa esattamente stessi pensando.
La mia attenzione fu subito richiamata da un strano
rumore come di un contenitore di legno con dei sassi
all'interno, che veniva ripetutamente agitato con un
ritmo quasi snervante, mi girai e vidi una giovane
ragazza inginocchciata poco dietro di noi che agitava un
bicchiere in legno contenente dei lunghi bastoncini
ogniuno dei quali era numerato, il movimento era sempre
lo stesso e con la stessa cadenza, era come se stesse
per lanciare dei dadi, in realta mantenendo sepre la
stessa cadenza e il bicchiere leggermente inclinato in
avanti, in breve tempo uno di quei bastoncini sarebbe
uscito e caduto a terra, così fu,.....fatto ciò la
ragazza prese dei sassolini a forma di mezza luna e li
lasciò cadere a terra fece questa operazione con i
sassetti per tre volte, dopo la terza volta con aria
soddisfata guardò il numeretto relativo al bastoncino
che era caduto e si diresse in una cassettiera in legno,
aprì il casettino col numero corrispondente a quello del
suo bastoncino, lo lesse e se ne andò.
Chiesi a Noi di poter di fare la stessa operazione, li
non ebbe nulla in contrario, dopo alcune difficoltà
iniziali cadde a terra il mio bastoncino, Noi mi guidò
anche ne lancio dei sassi, al secondo lancio disse che
potevo andare a ritirare il mio foglietto, ero
curiosissimo, dal cassettino ne tirai fuori un foglietto
scritto in Thai e in cinese o giapponese, immediatamente
chiesi a Noi di tradurmelo.... (ho ancora il foglietto
con me....)
" sei una persona fortunata...." c'era scritto " puoi
aspirare a tante cose e grazie al tuo impegno avrai ciò
che cerchi, ma dovrai impegnarti con lealtà e
coraggio..." oggi penso che quel biglietto un fondo di
verità lo aveva di certo.
Passai una bella giornata quel pomeriggio al tempio, fu
una delle poche belle giornate insieme a Noi.
Passavano velocemente le giornate a Phuket con Noi e
altrettanto velocemente le nottate al bar Munich dove
lei continuava a lavorare come cassiera contabile o giù
di li. Mi piaceva quel baretto, e mi piaceva Phuket
sempre di più, tanto che cominciai a meditare di
comprare un barettino simile a quello dove lavorava Noi
e trasferirmi a Patong, ma era solo un'idea.
Tra me e Noi intanto era un susseguirsi di alti e bassi,
lei aveva un carattere davvero strano, in alcuni momenti
mi allontanava, ma non appena se ne rendeva conto mi
riavvicinava a se, io da parte mia non volevo staccarmi
da lei, capivo che era molto furba e intelligente, ed
era una miniera di sorprese, non era bella, ma molto
affascinante col suo carattere così misterioso, di lei
non riuscivo a sapere quasi nulla, se non che era di
Korat e aveva un paio d'anni in meno di me, bugia!!!!
Una volta in camera sua vidi il suo passaporto sul
comodino a fianco al suo letto, lo presi lessi il suo
nome e la sua data di nascita 1963 .....mi venne un
colpo, aveva 4 anni più di me, mi aveva mentito in
maniera spudorata, il fatto è che dimostrava veramente
molto meno della sua età, le chiesi perchè mai mi avesse
mentito, ma mi raccontò una storia incredibile di sua
sorella e di quel passaporto che non era suo ma di sua
sorella e di una scuola,..... ma non ci capii
assolutamente nulla, troncai la conversazione, anche
perchè avevo la totale certezza che mi stesse
raccontando un mare di balle.
Lasciai cadere l'argomento, per un paio di giorni, poi
ricordo che provai a chiederle qualche cosa di lei e
della sua famiglia a Korat, di come fosse casa sua, ma
ricordo che si ribellò alle mie domande, mi fece capire
senza mezzi termini che stavo parlando troppo e che non
voleva parlare di certe cose con me, uscì per andare a
lavorare quella sera e non mi rivolse la parola per
tutta la notte.
Il nostro "rapporto" era un mezzo disastro, Noi aveva un
carattere davvero difficile e mi nascondeva tutto ciò
che riguardava la sua vita, io comunque dovetti partire
per Samui e forse era meglio così, pensavo di doverla
salutare a Patong, invece decise lei di venire ad
accompagnarmi in aeroporto, ci salutammo, mi abbraccio e
mi chese di non dimenticarla, rimasi sorpreso,
continuava a stupirmi, in circa due settimane non mi
aveva mai mostrato grande interesse e ora
improvvisamente, la vidi piangere.
Volai a Bangkok e qui mi imbarcai su un volo della
Bangkok Air per Samui anche se confesso che volevo
tornarmene a Patong da Noi, riabbracciarla e stare con
lei per il resto dell mia vacanza, come potevo essere
così attratto da quella ragazza che neanche mi piaceva
esteticamente, ancora oggi non riesco a capirlo.
Arrivato
in aeroporto rimasi incantato, era bellissimo, la pista
era appena stata asfaltata, mi dissero che fio all'anno
prima era di terra battuta o almeno così mi fecero
credere, di fronte alla pista cera quello che si può
definire il terminal, un enorme boungalow di legno e
bamboo, quello era l'aeroporto, tutto intorno un mare di
fiorni colorati, sembrava di stare in un film. Appena
uscito dal terminal mi infilarono su una macchina e mi
portarono al Chaweng Resosrt, dove mi trovai subito a
mio agio, il posto era incantevole, pensavo sempre a Noi
ma avevo solo 5 giorni per stare a Samui e volevo
passarli solo e in pieno relax.
Quella stessa sera uscii, chiesi in giro se c'era
qualche ristorante italiano, avevo fame, un tipo
dell'hotel mi accompagnò con un pik up a circa un
chilometro, c'era un ristorantino Italiano dove cenai in
maniera impeccabile, notai poco distante un barettino
esattamente uguale a quelli che avevo conosciuta a
Patong, ma era solo uno, sulla strada che portava
all'Hotel, decisi così di sedermi anche solo per
rivivere qualche attimo come a Phuket, c'erano quattro o
cinque ragazze che lavoravano in quel baretto, ma
nessuna di loro aveva colpito la mia attenzione, dentro
c'era anche un lady man molto simpatico, ma non era
certo il mio tipo he he he
pensai, bhè finisco la birra e me ne torno in albergo,
ero quasi sul punto di pagare quando si fermò un pikup e
scese un angelo, una creatura incerdibilmente bella,
forsa la più bella ragazza thai da quando misi piede in
Thailandia, veramente un corpo da favola indossava un
mini vestitino stile indiana di tessuto scamosciato, che
terminava appena sopra le ginocchia......rimasi
incantato, lei scese dal pikup, pagò, poi entrò nel
barettino, una delle ragazze mi guardò e mi chiese se mi
piaceva quella creatura, se mi piace ???? Porca miseria
è la più bella ragazza che vedo da quando sono qui le
dissi,... le due ragazze si parlarono qualche secondo,
poi quella venere usci dal barettino e si sedette
difianco a me, mi sorrise e mi diede la mano.....
Quella sera fui travolto dalla bellezza di Chum.
... del resto trovare compagnia in un bar o in un gogo
in Thailandia non era e non è certo impresa difficile,
difficile è riuscire andare a dormire soli.
Comunque passai con Chum il resto dei miei giorni a
Samui, qui c' è poco da dire, aveva 19 anni era
bellissima, passammo 5 giorni tra camera da letto e
spiaggia, stavo bene con lei, ma non so per quale motivo
pensavo e mi sentivo quasi in colpa (e perchè mai avrei
dovuto sentirmi in colpa) nei confronti di Noi.
Tornai a Milano alla fine di agosto, ero praticamente in
uno stato di coma profondo, al lavoro sembravo un
vegetale, mi sentivo come se mi fosse crollato il mondo
addosso, non sapevo cosa fare, avevo conosciuto due
persone importanti in quel momento per me, ma sentivo di
voler rivedere assolutamente Noi, non solo, ma mi
mancava in maniera ossessiva Patong e la sua gente.
Preso da un attimo di follia decisi di partire, era
ormai la fine di settembre ero tornato solo da un mese,
ma avevo ancora una decina di giorni di ferie da fare
entro fine anno così decisi di partire alla volta di
Patong, decisi di tornare da Noi.
Il punto era che mi ero convinto a comprare un bar
proprio a Patong e e avevo deciso di andare a vivere in
Thailandia.
... l'accoglienza di Noi fu indescrivibile, dopo un
sorriso iniziale mi aveva mostrato il più totale
menefreghismo, ... ma come, non mi avevi chiesto di non
dimenticarti ????? Bho, valla a capire, comunque dopo la
chiusura del bar, prese la sua solita valigetta e venne
nel mio hotel, questa volta avevo prenotato solo il
volo, presi un albergo un po' più economico del
precedente sulla Soi Sae Nam Jhen, che tra l'altro era
poco distante dalla casa del tedesco proprietario del
barettino dove io romai ero cliente fisso, non a caso
scelsi li il mio alloggio per quei 10 giorni, era
infatti mia intenzione parlare col boss del Munich bar
per chiedergli qualche dritta su come aprire un bar come
il suo. E' incerdibile come alle volte certe idee
malsane ti vangono alla mente, senza che ci sia un
motivo logico .
Quando dissi a Noi il perchè della mia visita, le si
illuminò il volto, era a dir poco entusiasta e guarda un
po' che caso si era auto proclamata mia futura moglie.
La mattina dopo mi spiegò che il suo boss stava cercando
qualcuno che gli comprasse il suo bar, lui era stanco e
ammalato, non voleva più prendersi cura di quel posto,
così senza pensarci due volte mi portò da lui.
Tornai in quella casa, e parlammo di una eventuale
cessione della attività, ricordo che con poco meno di
trenta milioni delle vecchie lire, il bar sarebbe
diventato mio, peccato però che pensò bene di
tralasciare un particolare fondamentale, e cioè che
circa due anni dopo avrei dovuto riversare la stessa
somma per rinnovare il contratto.
All'inizio avevo praticamente accettato, (ma non ero a
conoscenza del fatto che il contratto andava rinnovato
ogni due o tre anni), Noi era al settimo cielo e come
per magia mi considerava suo marito ormai a tutti gli
effetti, e diceva di amarmi da morie .
Per fortuna però una sera mentre cenavo in un ristorante
italiano, conobbi Franco, un ragazzo che allora gestiva
un bar molto grande dove oggi c'è il Thai Pan. Lui mi
spiegò come stavano le cose veramente, e come funzionava
la gestione di una attività in Thailandia, praticamente
stavo per prendere una delle più grosse fregature della
mia vita.
Non ci dormii per tutta la notte, alla fine dovetti dire
a Noi quella che era la mia decisione, e cioè che sarei
ritornato in Italia, ma che ci saremmo rivisti da li a
pochi mesi.
Divenne una specie di drago, passai gli ultimi tro o
quattro giorni a litigare, quello che ancora oggi non
capiso è come non trovassi la forza di allontanarmi da
lei, e trovarmi qualche altra fanciulla che mi tenesse
compagnia durante il mio soggiorno a Phuket.
Rientrai in Italia, ormai era novembre o giù di li,
ripresi a lavorare e a risparmiare in previsione di
tornare da Noi il prima possibile.
All'epoca non esisteva internet, e i cellulari, e chi ce
l'aveva???? erano per pochi ricchi, telefonare a Noi mi
costava 4500 lire al minuto e le lettere quando le
spedivo arrivavano a lei dopo circa dieci giorni e altri
dieci ci volevano per la risposta, era una vera impresa
mantenere i contatti, ma ci riuscii, l'estate successiva
partii ancora alla volta di Phuket.
Ancora non lo sapevo, ma durante quella vacanza vidi e
conobbi per la prima volta quella che sarebbe diventata
poi la mia futura moglie.
Era l'estate del 1993, e Noi nei mesi della mia
permanenza in Italia si era licenziata dal Munich bar e
aveva raggiunto la sorella a Bangkok, qui aveva trovato
lavoro in un locale in Soi Cowboy sempre come cassiera
(più o meno), del resto io non avevo soldi per
mantenerla e nenache le avevo mai chiesto di non
lavorare nei bar, comunque mi disse che mi avrebbe
aspettato all'aeroporto di Bangkok al mio arrivo, e così
fu.
Rimasi in Thailandia per tutto il mese di agosto,
conobbi il suo nuovo posto di lavoro, in sostanza era
diventata una specie di freelance in quanto in quel
locale se avevo capito bene ci andava quando ne aveva
voglia, divideva un piccolo appartamento con sua sorella
e altre due amiche, l'appartamento consisteva in una
camera da letto piuttosto grande all'interno c'erano due
letti singoli e un matrimoniale, un piccolo bagno e uno
sgabuzzino dove tenevano salsine, riso e altri prodotti
alimentari, vicino all'ingrsso mi colpì l'enorme
quantità di scarpe saranno state almeno una ventina di
paia.
Restammo a Bangkok circa una decina di giorni credo, il
nostro rapporto era come al solito pieno di alti e
bassi, quando cominciai a capire che i bassi erano
sempre più frequanti, le proposi di andare a Phuket,
anche per respirare un po' meglio e dare una tregua ai
miei polmoni.
Partimmo nell'arco di un paio di giorni, Noi era
piuttosto contrariata di questa mia decisione, riteneva
che la spesa per andare a Phuket poteva essere
tranquillamente evitata resatndo a Bkk, avevo
praticamente capito che per lei i soldi che spendevo
potevano essere risparimati per darli a lei e alla sua
famiglia che non avevo per altro mai conosciuto.
A Phuket mi fece affittare una specie di camenra da
letto assurda, era in una piccola palazzina di tre
piani, si chiamava Happy Home e restava vicino al
Christine, la camera costava davvero una sciocchezza
circa 300 Bath a notte, il problema era che ogni volta
che facevo la doccia si allagava il bagno, l'aria
condizionata c'era ma non funzionava, e di notte era
impossibile dormire, troppo caldo , non c'era neanche un
ventilatore.
Rimasi li una sola notte, poi, la mattina seguente presi
la mia decisione avrei pagato la notte e sarei andato a
dormire in un normale Hotel.
Noi mi suggerì il CeN che non era affatto male, e
abbastanza economico, ma lei naturalemte mi piantò un
muso per tutta la giornata.
Cominciavo a non sopportala più, una sera dopo cena
andammo in Soi Bangla volevo sedermi da qualche parte a
bere una birra, pensavo saremmo andati direttamente al
Munich Bar come al solito, invece lei mi fece sedere in
un posto che non so neanche come definire, era un buco,
non si poteva neanche definire un bar, c'erano solo
quattro o cinque posti a sedere, una vecchia che serviva
da bere e niente musica, chiesi a Noi dove diavolo mi
avesse portato, e lei con tutta tranquillità mi disse
che non era necessario andare ogni volta in mezzo al
casino, ... ma se eravamo a Phuket da soli 2 giorni e la
sera precedente eravamo andati a dormira subito dopo
cena ???????
Rimasi seduto in silenzio in quel posto per quasi
un'ora, poi lei mi guardò e mi disse con tono arrogante
che sapeva che ero arrabbiato, e sapeva che volevo
andare al Munich bar, così si alzò e si diresse verso il
suo vecchio posto di lavoro.
Proprio non riuscivo a capire, al Munich bar c'era
musica, gente, e soprattutto conoscevamo un mucchio di
persone, perchè mai voleva tenermi seduto in quella
specie di tugurio, nessuno andava mai a bere in quel
posto così triste, solo io e lei, roba da matti.
Noi arrabbiatissima camminava davanti a me di qualche
metro, andava dritta verso il Munich bar, accellerai il
passo e mi affiancai a lei, in lontananza cominciavo a
intravedere il vecchio Munich bar, tutto intorno la
musica assordante degli altri locali, luci, colori e
tanta confusione, camminavamo, ero a poco più di una
decina di metri dal Munich bar e la vidi ...,
all'improvviso era come se tutto intorno ci fosse il
silenzio e Noi non esisteva più, era come se fossi stato
chiuso dentro una enorme campana di vetro, silenzio
totale, non vedevo ne sentivo più nulla, per me c'era
solo lei dentro al barettino a prendere il posto che
qualche mese prima era di Noi, seduta dentro il bar
davanti alla cassa, era una bambolina di vent'anni, due
occhi da favola e un sorriso che mi trafisse in cuore in
maniera irreversibile, mi mancava da non so quanti anni
un sorriso come quello. Credo che rimasi a guardarla per
qualche minuto, quello che era certo è che conosceva
Noi, ( ma Noi a Patong la conoscevano in molte ragazze,
era ben cosiderata e non ho mai capito il perchè), si
parlarono per un po' , poi finalmente la conobbi anche
io ,ma Noi si affrettò a dirmi che il suo ragazzo era un
tedesco, che la manteneva e che lei non andava con I
farang, come se volesse toglermi ogni possibile
illusione nei confronti di questa ragazza, "lei è la
cugina di E " mi disse Noi, " e la cugina della moglie
del boss" mi disse , " è a Phuket da pochi mesi e ha
solo un Frarang che si prende cura di lei" e mi fece
capire di toglermela dalla testa.
Io non mi feci molte illusioni, quello che sapevo era
che restare con Noi era sempre più difficile, come se
non bastasse poi dopo qualche giorno arrivò il tedesco
fidanzato di quella creatura, un ragazzo giovane molto
ben curato, "però ... !!! se li sceglie bene la bambina
i sui sponsor" pensai con una buona dose di invidia, a
me non restava che togliermela dalla testa e prosguire
la mia vacanza con Noi.
I giorni passavano velocemente a Phuket, ma tra me e Noi
le cose andavano sempre peggio, era sempre più odiosa e
non mostrava più alcun segno di interesse nei miei
confronti, cominciai così a dedicarmi a qualche
massaggio e a qualche short time, che cavolo avevo 26
anni e mi ero rotto di stare dietro a una thai fuori di
testa che non faceva che criticare tutto e tutti e il
suo unico obbiettivo erano i miei soldi, la sua
cattiveria veniva infatti fuori perchè io le davo quello
che ritevevo giusto in termini economici, lei invece
aveva pensato a chissà quali ricchezze sarebbero uscite
dalle mie tasche e si era messa in testa che le avrei
comprato una casa e l'avrei riempita di collane e
bracciali d'oro.
Ma non fù così, e la cosa la rendeva sempre più odiosa e
insopportabile.
Una mattina dopo l'ennesima litigata della notte
precedente, mi alzai presi 5000 bath e glieli misi sul
letto, le dissi di tornarsene a Bangkok ero stanco di
averla in mezzo ai co****ni non la sopportavo più, le
chiesi per favore di andarsene volevo finire le mie
vacanze in modo tranquillo e sereno, tra noi non c'era
niente se non continui litigi inutili e avevo finalmente
deciso di non volerla più vedere.
Uscii dall'albergo e me ne andai in giro per tutto il
giorno con il motorino, arrivai fino a Phuket town dove
mi feci un body massage, niente di particolare, la
fanciulla sembrava più interessata a rifarsi il trucco
che non a farmi passare qualche momento di buon sesso.
Tornai a Patong che era ormai ora di cena, convinto che
Noi se ne fosse ormai andata, mi diressi verso la
reception per ritirare la chiavi della camenra, ma la
ragazza mi disse che in camera c'era la mia girlfriend
...
diamine non se ne era ancora andata ????!!!!!
Entrai in camera, le dissi che se voleva poteva rimanere
ma io mi sarei fatto i cavoli miei, di lei non mi
interessava più nulla e non aveva nessun diritto nei
miei confronti, quindi le consigliai ancora di
andarsene, ma non lo fece, e io continuavo a non capire
che razza di persona fosse e perchè mai si ostinava a
rimanere.
Quella sera andammo come al solito al Munich bar, ma io
non mi fermai, Franco, il mio amico che mesi prima mi
diede le dritte sul business in Thailandia, aveva nel
frattempo aperto un gogo e decisi di andarci quella
notte, il posto non era male, ben curato e la ragazze
erano veramente carine, mi sedetti e subito mi venne
chiesto cosa intendevo bere, arrivò poco dopo una
ragazza con un bikini bianco, molto attraente, si
sedette vicino a me e mi fece un gesto come ad indicarmi
che voleva un drink, era simpatica e mi fece passare una
buona oretta, poi mi chiese di pagarle l'off, che allora
era di 250 bath, e che sarebbe uscita con me, io reduce
dall'esperienza a Bangkok l'anno prima, passai subito ai
fatti, le chiesi quanto voleva per passare con me la
notte, in sostanza avrei dovuto darle 2000 bath per uno
short time (lei faceva solo short time) 250 bath per il
gogo e naturalmente le consumazioni, in poche parole per
stare un ora con lei in un albergo avrei dovuto sborsare
3000 bath che all'epoca non era poca cosa, ricordo
eravamo nel 1993.
Non se ne fece nulla, pagai il conto e me ne andai,
appena fuori dal gogo mi ritrovavo sulla Soi Eric, una
delle tante soi che si diramano dalla Bangla road, la
soi Eric è tutta piena di bar su entrambi i lati, ma a
differenza delle altre soi qui la musica doveva essere
tenuta uguale per tutti i bar, era quindi diffusa in
ugual misura e in ugual volume, mi sentii preso per un
braccio e fatto sedere di forza in uno di questi bar,
ricordo ancora il nome era il bar Body, qui conobbi una
lady bar tra le più disinibite mi fece bere un paio di
birre e a dire il vero cominciavo ad essere bello
allegro e mi sentivo proprio a mio agio, non so ancora
come, ma riuscì a convincermi a seguirla, mi trovai su
un motorbike taxi che andava come un pazzo non ho mai
capito dove mi portava, era tutto buio ricordo solo che
la strada era in salita e faceva freddo o meglio
avvertivo un po' di freddo, poi ci fermammo vicino a
delle abitazioni pagai entrambi i mototaxi e seguii la
ragazza del bar avevo in tasca pochi soldi credo non più
di 500 bath, camminammo per una stradina buia piena di
terra e fango, mi girava un po' la testa ma mi sentivo
bene e sicuro, arrivammo ad una porta che lei aprì
facendomi segno di fare silenzio, entrammo, accese una
luce che era appena sufficiente a fare un po' di
penombra, si spogliò completamente e mi disse di fare la
stessa cosa, anzi mi aiutò e mi portò in doccia ... il
resto è inutile raccontarlo quello che era certo era che
la fanciulla ci sapeva davvero fare, ...
qualche ora dopo guardai l'orologio, erano le 4,30 del
mattino, e fuori diluviava, era tardi e Noi mi aspettava
al Munich bar, perchè mai ancora mi preoccupavo di Noi
??? E chi lo ha mai capito, sapevo solo che dovevo
tornare a prenderla, ero agitato senza motivo, non
ricordo che nome avesse quella ragazza, ma mi
riaccompagnò, mi rivestii di corsa e uscimmo, camminammo
per una strada buia sotto una pioggia che non accennava
a smettere poi lei prese il mazzo di chiavi che teneva
nella borsa e salì su un motorino parcheggiato sotto una
piccola palazzina, mi disse che era di una sua amica e
che poteva prenderlo a quell'ora di notte tanto lei ora
stava dormendo, bhò chi se ne frega pensai, basta che mi
riporti in Bangla road, mi lasciò davanti alla soi Eric,
la ringraziai le diedi gli unici soldi che avevo, circa
500 bath e il mio numero di telefono (errore madornale)
poi se ne andò sotto la pioggia, non la rividi mai più,
poco distante raggiunsi Noi che si mise propio di fronte
a me era a non più di trenta centimetri e indicò con la
mano il collo della mia maglietta, io abbassai lo
sguardo cercando di capire ciò che mi stava indicando,
mi ero praticamente messo la maglietta al contrario mi
sentii un perfetto imbecille, ma non per Noi, quanto per
quella creatura(la fidanzatina del tedesco, quella con
un sorriso da favola) che mi guradava con fare molto
contrariato, fece una mezza smorfia come per farmi
capire che ero un Butterfly senza un minimo di cervello
quella creatura diventerà presto mia moglie, ma io
ancora non lo sapevo ...
Rientrai in Italia a fine agosto mio padre mi avvisò di
un concorso per entrare in banca, non era la mia massima
aspirazione (e non lo è ancora oggi) ma l'idea di avere
un stipendio un po' più alto mi allettava, feci il
concorso e a novembre mi assunsero, non mi mossi da
Milano per alcuni mesi. Nonostante tutto, Noi continuava
a scrivere e a telefonare, con chiamate a mio carico
chiedendomi di tornare presto da lei ...??? Io
continuavo a non capire dove volesse arrivare, ma
l'unica cosa che mi interessava in quel momento era che
la finisse di chiamare a mio carico, l'avvisai che la
prossima volta avrei rifiutato l'addebito, se voleva
parlare con me poteva scrivermi, ma basta telefonate,
per qualche giorno non ricevetti nessuna chiamata,
finchè una mattina intorno alle sei squillò il telefono,
mi alzai e ancora addormentato mi diressi verso il
telefono, chiaramente pronto a rifiutare la chiamata, ma
questa volta la centrlinista non mi diede il nome di
Noi, ma della ragazza del bar Body, quella della notte
sotto il diluvio, accettai l'addebito ero contento di
sentirla e mi faceva piacere salutarla, purtroppo però
la chiamata era mirata ad uno scopo ben preciso, le
servivano 20.000 bath.
Miseria, era una gran bella somma per me in quel
periodo, e quando le chiesi il perchè di questa sua
richiesta, mi disse che aveva noleggiato un motorino e
che le era stato rubato, così doveva pagare circa 35.000
bath, ma 15mila li aveva chiesti in prestito a una sua
amica, gli altri li chiedeva a me !!! Chiaramente non
credetti a una storia simile, e comunque non me la
sentii assolutamente di spedire una somma del genere a
una ragazza che avevo conosciuto una sola sera,
naturalmente rifiutai, e non la sentii più.
Passarono i mesi, con Noi ci eravamo messi daccordo che
ci sentivamo una sola volta alla settimana, e chiamavo
io, ma lei mi scrivava sopesso, un giorno mi arrivò una
lettera da Chum ( la ragazza di Samui) la cosa mi fece
davvero molto felice, scriveva un inglese pessimo, ma
avevo capito che era a Bangkok e non mi aveva
dimenticato, voleva salutarmi e mi mandò una piccola
foto con l'indirizzo di casa di sua nonna dove lei
alloggiava.
Quella lettera mi riportò alla mente le belle giornate
passate insieme a Chum a Samui, con lei non avevo mai
avuto il minimo proplema, mai un litigio, con lei avevo
passato davvero una settimana da favola.
Lavoravo ormai da diversi mesi e lentamente la storia
con Noi volse al termine, io non la chiamavo più il
tempo aveva cancellato la sua immagine, rifiutai un paio
di chiamate e non le scrissi più, alla fine anche lei
sparì, non en seppi più nulla.
Alla fine dell'estate del 94 decisi di patire ancora per
la Thailandia, avevo solo una decina di giorni, ma
decisi di andare a Bangkok, l'obiettivo era di trovare
Chum, le scrissi una lettera un mese prima di partire,
ma non mi rispose, poco importava, andai comunque a
cercarla.
Arrivai a Bangkok ma questa volta presi un piccolo
albergo in Soi Cowboy, a dire la verità ormai la
conoscevo bene qualla via, sapevo che li avrei rischiato
di rivedere Noi ma non mi importava molto, il giorno del
mio arrivo rimasi in camera, usci la sera con un ragazzo
conosciuto sul volo da Milano, qualche gogo ma nulla di
più, io volevo alzarmi presto la mattina dopo per andare
da Chum.
Alle dieci del mattino ero già sul taxi, sull'indirizzo
c'era anche il numero di telefono, la chiamai dall'hotel
prima di uscire, ma mi rispose uan voce di una persona
molto anziana che non capiva una sola parola di inglese,
così decisi che sarei andato da lei in taxi.
Diedi l'indirizzo al tassista, che mi disse che
conosceva bene quella zona, dopo circa un ora che
giravamo a vuoto capivo dal suo sguardo che ci eravamo
persi per la periferia di Bkk, insomma se non conosci la
strada lasciami qui, cercherò un altro taxi, niente da
fare, voleva assolutamente portarmi lui, ad un tratto si
fermò e andò a piedi verso una cabina telefonica, teneva
in mano il mio bigliettino con l'indirizzo e il telefono
di Chum, vedevo che parlava tranquillamente al telefono,
rimasi in macchina per qualche minuto, poi finalmente
ripartimmo, sapeva bene dove andare, questa volta non
c'erano dubbi.
Finimmo in una zona rionale, cerano tro o quattro
palazzine alte, penso una decina di piani, erano
condomini molto grossi, il cortile era in terra battuta,
c'era un mercato e una gram musica, ad altissimo volume,
e tanta gente e cani, c'erano cani ovunque, la musica
era assordante, era musica thai, che proveniva da un
pickup che aveva sul cassone un altoparlate di
proporzioni enormi, pompava sta musica come fosse in una
discoteca thilandese, il tassista mi fece segno che
questo era il posto giusto e che mi avrebbe aspettato in
quel cortile, io mi guardai intorno, non vidi nessun
taxi e non sapevo nemmeno dove mi trovavo, gli
raccomandai di aspettarmi, altrimenti non avevo la
minima idea di come tornare.
Guardai il bigliettino, c'era scritto esattamente una
lettera e un numeroo di piano, andai verso il condominio
corrispondente a quella lettera, presi le scale e subito
dovetti scavalcare due cani che se ne stavano
tranquillamente appisolati prorpio ai piedi dei gradini,
mannaggia e se questi mi mordono muoio nell'arco di 10
minuti, erano tutti pieni di croste e di parti di pelle
senza il pelo, era evidente che erano malati, una
signora mi fece segno di non temere e salire
tranquillamente, l'idea di passar sopra quei due cani
rognosi mi terrorizzava, ma non mi degnarono di uno
sguardo, meglio così. Feci alcuni piani a piedi, ero
sudato da fare schifo , faceva un caldo da morire, ma
finalmete arrivai al piano indicatomi, ora dovevo
seplicemente trovare la room 20 , questo lo ricordo
ancora, feci alcune decine di metri lungo la balconata
del palazzone e arrivai alla room 20, qui ci trovai
seduta in terra davanti al televisore una vecchia thai
che avrà avuto quasi 90 anni, la stanza era piccola e
buia, ma c'era tutto, frigorifero, tv, ventilatore,
letto, una piccola cucina e il bagno. Cercai di chiedere
alla vecchia notizie di Chum, lei si alzò in piedi, era
molto piccola con due occhi che si intravedevano appena,
mi disse "... Chum pai lew, pai lew, Chum pai Lew ..."
non faceva che ripetere quella frase e indicarmi con le
mano l'orizzonte, io vedevo dall'alto di quel palazzone
solo una Bangkok immersa nello smog e in lontanaza tra
lo smog e l'afa intravedevo le grù che stavano
costruendo chissà quali strutture , ma di Chum non ne
seppi mai più nulla.
Rimasi a Bangkok qualche giorno ancora, ma non accadde
nulla che fosse degno di nota, passai gli ultimi giorni
a Phuket come al solito, andai dritto al Munich bar per
vedere se ritrovavo qualcuno di mia conoscenza, c'erano
tutte le amiche di Noi, ma a me interessava soprattutto
vedere quella cratura e sapere se era ancora insieme col
tedesco, ma di lei non c'era traccia, poco dopo mi fu
detto che era al paesello, al nord, era andata insieme
con la cugina a trovare la famiglia ... insomma non me
ne andava bene una, passai le ultime due notti nel gogo
del mio amico Franco, ma niente lady, non trovai nessuna
che mi interessava erano spudoratamente attaccate ai
soldi anche se devo ammettere che in quel locale c'erano
la più carine di Patong (almeno per quanto riguardava i
gogo).
Tornai in Italia a mani vuote, in dieci giorni non avevo
raggiunto nessuno dei miei obbiettivi, solo short time e
"un pugno di mosche in mano" non avevo girato la
Thailandia non avevo trovato Chum e neanche quella
ragazza che comunque era fidanzata, e che forse avrei
fatto meglio a dimenticare.
Marzo 1995, dopo uno stage di 30 giorni decisi di
prendermi due settimane di ferie, ero stanco e sentivo
un tremendo bisogno di tornare a Phuket, questa volta
però promisi a me stesso di cambiare il mio modo di
impostare la vacanza, avevo le idee molto chiare, spinto
da non so quale forza psicologica, decisi di andare a
conoscere quella ragazza fidanzata col tedesco, perchè
non Chum ??? Non lo so, sapevo solo che volevo andare a
conoscere meglio quella ragazza, la decisione la maturai
durante lo stage, mi tornavano sempre alla mente quel
sorriso, e quei meravigliosi occhi, non ci pensai due
volte, partii per Phuket e andai dritto da quella
ragazza, sapevo che era fidanzata me ero come convinto
che quel tedesco non c'era più.
A questo punto, diventa difficile per me, proseguire in
questa storia, sarei quasi tentato di interrompere
perchè da questo momento inizia la seconda parte della
mia vita, quella più matura, in una Thailandia diversa,
in quella più profonda, fino a questo momento ero stato
semplicemente un piccolo farang alla ricerca di
avventure e ragazze che mi facessero divertire, ma nulla
di più, ora incominciava la vera storia, non più
aneddoti, ma una vera relazione con colei che sarebbe
diventata presto mia moglie, la conoscenza poi della
Thailandia del nord, Tak, Chang Mai, attraverso Aiutaya
, Phitsanulok, Sukothai.
A questa seconda parte della mia vita in Thailandia io
ci tengo particolarmente, ho pensato molto se proseguire
nel racconto oppure no, ho deciso di farlo, e questo
anche se è difficle da capire, significa molto per me,
ora spero solo che il seguito di questa storia possa
servire ed essere d'aiuto a qualcuno e che non siano
solo frasi buttate al vento, quello che cerco di dire è
di non fare i miei stessi errori, e di aprezzare sempre
ciò che si ha soprattutto se si ha difianco una persona
che sa veramente amare.
Questa seconda parte teoricamente è ricchissima di
particolari e si potrebbe scriveci un poema, cercherò di
saltare il superfluo e riassumere come posso otto anni
di Thailandia e di un matrimonio fallito clamorosamente.
... Marzo 1995, Patong si ingrandiva sempre di più,
alloggiavo ancora al C&N, comodissimo hotel a due passi
dalla Soi Bangla, per 500 bath a notte. Ero arrivato da
poche ore ma non persi tempo, uscì molto presto per
andare a cena, ormai mi sentivo molto a mio agio a
Patong, sapevo dove andare a mangiare e sapevo dove
andare per qualunque cosa avessi bisogno, quella prima
sera mangiai da Rico's un discreto ristorante Italiano
sulla Soi Post office, se devo essere sincero non avevo
molta fame, ero emozionatissimo, l'idea di rivedere
quella ragazza mi agitava particolarmente, eppure non
ero neanche sicuro che l'avrei rivista, tutte le volte
che mi recavo in un posto per rivedere una ragazza
conosciuta l'anno prima, questa non c'era più e io
rimanevo sempre deluso come un ragazzino alle prime
armi. Non mangiai molto, piuttosto ricordo di aver
ordinato una seconda birra e un Whisky dopo il caffè, mi
occorreva un po' di coraggio, ma che cavolo mi stava
capitando, sembravo un adolescente che se la faceva
sotto per una ragazzina, alla fine decisi di farla
breve, era inutile starsene seduti in un ristorante a
bere whisky a pensare a cosa fare se l'avessi rivista,
pagai il conto e mi avviai verso Bangla Road, potevo
prendere il tuk tuk, ma preferii fare due passi a piedi,
in fin dei conti non era tardi anzi, quindi camminai,
faci un pezzo di lungomare, passai il Banana e pensai
che se non lavessi rivista sarei andato a ballare li
quella sera e in qualche maniera avrei rimediato la
vacanza, cercavo solo un pretesto per farmi coraggio,
proseguii deciso e inconsciamente convinto che lei era
la al solito posto, Bangla era illuminata come al
solito, c'erano motorini ovunque, gran movimento passai
l'Alice bar e girai subito a sinistra, feci tre gradini
e imboccai quella che oggi è la soi Easy, circa a metà
della soi c'era il bar Munich, mi avvicinai sempre di
più e improvvisamente mi senti raggelare tutte le
speranze, lei non c'era, non era assolutamente nel bar,
c'era un'altra ragazza ma non era lei ... poi altre
ragazze ballavano e si agitavano tutt'attorno ma lei non
c'era, sentii come un pugno al cuore, possibile ?!?!?!
Avevo viaggito per 13 ore con la sola speranza di
rivederla, ma ancora una volta dovevo rimanere con un
pugno di mosche in mano ???
Si avvicino a me una ragazza "do you remember me ???" e
chi l'aveva mai vista, ma lei insisteva e sapeva che ero
stato il boyfriend di Noi, io continuavo a non capire
chi diavolo fosse sta ragazza che mi sembrava anche un
po' ubriaca, come d'istinto le chiesi che fine avesse
fatto la cassiera col fidanzato tedesco, ma lei non lo
sapeva, mi fece però sedere e mi portò una birra col
solito bicchierino di legno contenente il conto, mi
disse di aspettare e se ne andò, rimasi seduto per un
po' finchè la vidi tornare insieme ad un'altra ragazza
che teneva in mano dei sacchttino pieno di zuppette dal
colore rossastro e indefinibili, solo quando erano a
pochi metri da me realizzai che l'altra ragazza era E la
"moglie" del boss del Munich ovvero la cugina di quella
splendida creatura.
E, mi si avvicinò e mi disse che sua cugina non lavorava
più in quel bar, ma al Domino bar che era esattamente
difronte a pochi metri dal Munich, mi girai e vidi molto
chiaramente il Bar Domino, E mi disse che sua cugina
sarebbe arrivata da li a pochi minuti. Non feci neanche
a tempo a finire la Singha che la vidi arrivare, era
prorpio lei, mi sorrise e mi diede la mano in segno di
saluto, improvvisamente mi senti felice e affatto
intimorito, le chiesi subito se volesse bere, ordinò un
Malibù con succo di ananas, si sedette a fianco a me e
parlammo molto, io le raccontai che la mia storia con
Noi era finita già da un bel pezzo e lei mi disse che
quel tedesco ormai non sapeva nenache più che fine
avesse fatto ... (mentiva).
Passammo la notte insieme, prima le pagai l'off al bar,
poi la portai al Banana, avevo timore a chiederle se
voleva passare la notte con me, ma volevo togliermi il
dubbio, così le chiesi se voleva dormire con me quella
notte, "hey siamo amici" mi disse e sorrise, poi si
avvicinò, mi mise le braccia intorno al collo, si
avvicino al mio orecchio e disse "...ok". Mi sentivo la
persona più felice del mondo ero indescrivibilmente
felice forse in quel momento la persona più felice di
Phuket.
... La mattina dopo la guardavo mentre dormiva, ancora
non ci credevo, due anni prima sembrava intoccabile
sempre con questo ragazzo tedesco appiccicato, e ora
invece era li nel mio letto, ma non tardò ad aprire gli
occhi e a chiedermi con voce assonnata che avevo da
guardarla, e si girò dall'altra parte, "ma sono tutte
così selvatiche???" bhà mi alzai e andai a farmi la
barba, poi mentre ero in doccia sentii la televisione
che trasmetteva un programma di cabaret thai, restammo
in camera ancora per un'ora credo, a guardare quel
programma per il quale io non capivo una parola, ma
siccome lei rideva e ridevano anche gli spettatori
indirettamente veniva da ridere anche a me e a dire la
verità mi sentivo un po' idiota ridevo senza sapere il
perchè, poi volevo uscire avevo molta fame, così le
chiesi se voleva vanire con me a pranzo e in spiaggia,
ma rifiutò, disse che doveva assolutamente andare da sua
cugina, decisi di darle 1000 bath, sarei rimasto sulla
spiaggia di Patong fino alle 17 poi di nuovo in albergo,
così le chiesi di raggiungermi li più tardi, non avevo
nessuna intenzione di perderla, e già il fatto che non
voleva venire con me in spiaggia mi lasciava un fondo di
delusione, ma lei accettò di rivedermi più tardi , e mi
diede appuntamento per le 18 al C&N. A dire il vero io
alle 16,30 ero gia in camera, rimasi in spiaggia credo
per circa un'ora, ma la mia testa era tutta rivolta
all'appuntmento, aspettai in camera impazziente ma di
lei neanche l'ombra, accidenti, ragionavo come un
italiano a cui avevano appena tirato un pacco
incredibile, ero deluso e anche un po' incazzato, rimasi
in camera fin dopo le otto poi mi rivestii e scesi per
andare a cena, avrei chiesto le sue spiegazioni più
tardi.
Cenai velocemente e andai diretto verso il Domino bar,
lei non era ancora li, ma in compenso conobbi Jeab la
prorpietaria se così si può dire del bar Domino, Jeab mi
chiese di avere un po' di pazienza la mia amica sarebbe
arrivata subito, dormivano nello stesso appartamento,
era carina forte Jeab, un bel fisico e capelli
lunghissimi fino ad una spanna sopra le ginocchia, un
visino da bambina e davvero un gran bel fisico, era
impossibile non notarla, poco dopo arrivò lei mi disse
subito ridendo che le dovevo 20 bath ... disse che era
venuta col mototaxi al C&N come stabilito ma io non ero
in camera COOOSAA!!!??? Impossibile ero sempre stato li,
ma era vero lei venne a trovarmi peccato però che diede
alla reception il numero di camera sbagliato, e quando
chiamavano in camera nessuno rispondeva poi le chiavi
erano depositate in reception ... nessun problema lei
era ancora li con me e questo per me era l'importante.
Passammo il resto della vacanza insieme con Jeab,
infatti la mia futura moglie e Jeab erano molto unite,
si volevano bene come sorelle, e anche io trovavo molto
divertente uscire con Jeab, sapeva bene come fare
divertire i clienti del suo bar, drink offerti, uscite
in discoteca, cabaret, Karaoke, cene a base di pesce,
visite ai templi, comiciai ad affezzionarmi a Jeab, la
mia ragazza non era affatto gelosa anche perchè la sua
amica non era per nulla interessata a me, tra me e Jeab
si instaurò subito una confidenza paragonabile a quella
tra un fratello e una sorella, poi lei all'epoca era
sposata con un thai molto in gamba, un tipo che sapeva
come comportarsi coi farang, lavorava per Franco, era un
po' il manager del gogo e ci sapeva fare, lo conobbi
quasi subito era un ragazzino magro si chiamava Ood,
certo ora pesa 50 kili in più di allora he he ma è
sempre un fratello per me.
In quei 15 giorni passati a Patong si creò una forte
amicizia con Jeab e successivamente anche con suo
marito, io con la mia ragazza stavo sempre meglio, altro
che Noi !! Era sempre sorridente, solare come una
bambina, mai un problema, mai un litigio, ero convito
ogni giorno di più che lei fosse la donna della mia
vita.
Passai una vacanza indimenticabile ma dovetti tornare in
Italia, per la prima volta in aeroporto una lacrima mi
scappò, mi vergogno un po' a dirlo ma è la verità, la
mia ragazza e Jeap mi fecero passare due settimane
indimenticabili.
Arrivai in Italia e mi sentivo crollare il mondo
addosso, era la prima volta che mi sentivo così, altre
volte tornato dalla Thailandia avevo avuto un po' di
malinconia, ma questa volta era davvero forte, credevo
di non farcela, pochi giorni dopo era pasqua, ero a
pranzo con i miei parenti, vedevo tutti ridere e
scherzare felici, ma io mi sentivo come un pesce fuor
d'acqua, il giorno dopo andai a prenotare un volo per
Phuket, partenza a giugno.
All'epoca non era così facile tenere i rapporti con una
ragazza Thai, non c'era internet, lei non aveva il
cellulare, e chiamre mi costava una cifra esagerata,
ogni volta per parlare con lei dovevo chiamare Ood
chiedergli di poter parlare con la mia Thai,
riagganciare, e richiamare poco dopo, nel frattempo lui
portava il telefono a lei e io potevo parlare qualche
minuto, il tutto mi costava una follia, ma non mi
importava molto, sentire la sua voce solo per pochi
minuti mi dava la forza di aspettare, ero cotto lesso da
fare schifo contavo non solo i giorni ma anche le ore
che mi separavano da lei.
Passarono due mesi e mi sembravano due anni, ma
finalemte ero ancora da lei, mi venne a prendere in
aeroporto insieme con Jeap e Ood, era incredibile mi
sentivo come se fossi con la mia nuova famiglia, stavo
bene ero felice mi spettavano altre tre settimane
incredibili, e fu così ogni giorno sempre meglio, ogni
giorno sempre più bello di quell'altro, ero ormai
convinto volevo portarla in Italia.
Una sera a cena provai a chiederglielo, così un po' per
scherzo, lei accettò praticamente subito, però mi disse
che dovevo conoscere prima i suoi genitori altrimenti
non poteva venire via con me, dovrei conoscere la tua
famiglia ???? Nessun problema, accettai subito, lei rise
molto all'idea di portarmi a casa sua, "ma sei prorpio
sicuro di voler venire a casa mia ????" mi disse, per me
non c'era nessun dubbio, saremmo partiti per Tak due
giorni dopo.
... Quale migliore occasione per vedere finalmente un
po' di vera Thailandia, il giorno prima di partire per
Tak, la mia Thai mi chiese se ero davvero convinto di
voler andare dalla sua famiglia, io non solo ero
convinto ma ero entusiasta, non avavo dubbi, ma non
avevo nenache molto tempo, decisi così che saremmo
andati fino a Bangkok in aereo poi da Bangkok a Tak in
autobus, volevo vedere il paesaggio, erano circa 450 o
500 kilometri, e io non vedevo l'ora.
Il nostro autobus a Bangkok sarebbe partito alle 15,
eravamo alla stazione dei bus, faceva un gran caldo,
l'aria era carica di umidità e il sole andava e veniva
tra le nuvole, lei mi si avvicinò e mi chiese se avevo
caldo, mi passò la sua mano sulla fronte, "aspettami
qui" mi disse, e scomparve tra la folla, rimasi seduto
sulla banchina, l'unica cosa che davvero desideravo in
quel momento ero un po' d'aria condizionata, c'erano
almeno una decina di autobus parcheggiati in quella
stazione, e da li a breve sarebbe arrivato anche il
nostro, c'erano molte persone e tanti bambini, erano
tutti thai, io dovevo veramente essere l'unico farang, e
anche quello più sofferente, ma lei dove era andata ???,
mi sforzai di guardare tra la gente me non la vidi,
improvvisamente senti una gran sbuffata d'aria
caldissima mi voltai e vidi parcheggiare a pochi metri
da me il nostro bus, il motore cacciava un calore
bestiale decisi così di allontanarmi ma arrivò subito
lei, teneva in mano due sacchettini trasparenti con
dentro del ghiaccio e una bevanda colorata, i sacchetini
erano chiusi con un elastico e dalla chiuisura ne
sporgeva una cannuccia anch'essa trasparente, era come
una manna da cielo, mi diede uno di quei due sacchttini,
lo divorai.
Poco dopo eravamo in viaggio finalmente per Tak, il
pulman correva su una specie di superstrada dritta, il
rettilineo si perdeva nell'orizzonte, attaversammo delle
campagne sterminate, case in legno stile palafitte si
potevano scorgere qua e la, piccoli villaggi composti da
poche case erano le uniche cose che caratterizzavano
quelle campagne infinite, in ogni villaggio si poteva
riconoscere benissimo il tempio, piccoli monasteri dal
colore rosso e rifiniti in oro si riconoscevano subito
tra le palafitte in legno scuro, ogni tanto una statua
gigante del Buddha dominava il villaggio. Il sole
cominciava a tramontare colorando il cielo di un rosso
fuoco a dir poco unico, che rendeva la visione di questi
villaggi quasi irreale, mi perdevo letteralmente in
queste immagini e ricordo di essermi quasi commosso,
vedevo gli abitanti di quelle piccole abitazioni intenti
nelle loro attività, qualcuno stava trasportando dei
secchi d'acqua, qualcuno stava cenando in una specie di
veranda all'interno della propria abitazione, qualche
bambino faceva la doccia in cortile con dei secchi
d'acqua, la luce di un tramonto tra i più belli che
abbia mai visto in vita mia rifletteva sulle coperture
rosse e d'orate dei monasteri, rendendo tutto piu
surreale, mi sembrava di stare in una favola.
Lei era al mio fianco e leggeva un fumeto thai,
incurante di un paesaggio così bello, ma chissà quante
altre volte aveva fatto quella strada, sull'autobus
l'aria condizionata cominciava a creare qualche
problema, ormai il sole era definitivamente tramontato,
l'aria fredda che usciva dai bocchettoni era davvero
micidiale, fortunatamente riuscii a regolarla rendendo
almeno il mio posto più vivibile, la mia thai la chiuse
definitivamente.
Ci servirono anche la cena, consisteva in un contenitore
in polistirolo contente del riso della carne con un
sughettino rossastro e dei fagiolini, io avevo una fame
micidiale, praticamente non avevo ancora mangiato quel
giorno, il profumino era molto invitante, si capiva che
doveva essere un po' piccante, ma la fame era troppa,
cominciai a mangiare come un forsennato, ... mi resi
subito conto che era piccantissimo, un vero fuoco, avevo
la bocca ridotta a un inferno e mi avevano dato solo un
bicchierino d'acqua che non era neanche bastato ad
alleviarmi il dolore alle labbra, mi sembrava di avere
una piastra ardente in bocca, subito la mia Thai chiese
altra acqua e mi consigliò di mangiare il riso, non me
lo feci ripetere due volte, divorai il riso che mi aiutò
a sopportare il bruciore, la mia fronte grondava sudore
e il mio naso era una ridotto peggio di un idrante.
I thai che erano a fianco ai nostri sedili ridevano
divertiti da questa scena, alla fine si misero a
conversare con la mia thai per quasi due ore.
Arrivammo a Tak di notte, il paese era deserto, non si
vedeva quasi nulla, il bus si fermò di fianco ad un
Hotel, gran bell'hotel devo dire, e anche l'unico in
quella zona, ricordo che ero stanchissimo, eravamo
partiti da Patong alle sette del mattino, a Bangkok non
ci eravamo fermati se non per aspettare il bus, era
passata la mezzanotte, e desideravo un letto fresco e
pulito come nulla al mondo.
La mattina dopo lei si alzo prima di me, mai successo da
quando la conoscevo, era in pieno fermento,
emozzionatissima, mi fece subito capire che non voleva
perdere altro tempo, dovevamo prendere un taxi per
raggiungere il suo villaggio, e non era facile trovarne
uno, guardai l'orologio erano le 8 del mattino, ma io
stavo talmente comodo in quel letto che feci fatica
davvero ad alzarmi.
Fu lei a preparami i vestiti, mi disse che dovevo
vestirmi con abiti leggeri, pantaloncini corti e
ciabatte, prese però anche un piccolo zainetto e ci mise
i miei jeans ed i suoi, bhà chi se ne frega, qui siamo a
casa sua, saprà lei meglio di me che bisogna fare.
Uscimmo, la giornata era bellissima, ma faceva già un
gran bel caldo, il paese non era grande, praticamente
consisteva in un viale lungo circa un paio di kilometri,
e su questo vialone c'era il nostro hotel, ai lati del
viale si diramanvano altri viali secondari che a loro
volta si diramavano ulteriormente per qualche altro
kilometro, ma non era difficile rendersi conto che in
quel paese a parte l'hotel e un mercato non c'era
praticamente nulla, le case erano piccole palazzine alte
non più di tre piani, l'edificio più alto era il nostro
hotel, la prima impressione che mi dava quella cittadina
era come se fossimo in un villaggio messicano, per
quanto non ero mai stato in messico, non so perchè mi
diede prioprio questa strana impressione.
Faticammo un po per trovare un taxi, che poi non era
altro che uno scassone di macchina che avrà avuto almeno
20 anni, comunque andava bene ugualmente, pagai 500 bath
viaggiammo per circa una mezz'ora attraverso campagne,
madrie di bufali e galline ...
... Proseguimmo per una quarantina di kilometri
percorrendo una spece di strada statale in fase di
ristrutturazione che correva lungo le sterminate
campagne del nord, quella strada congiungeva Tak a Chang
Mai, ma noi voltammo molto prima, arrivati ad una grossa
rotonda dove balzava subbito all'occhio un grosso
dipinto di sua Maestà, sentii la mia thai dire qualche
cosa all'autista del taxi che obbedì voltando a sinistra
e imboccando una strada secondaria, stavamo abbandonando
quel grosso viale dove sfrecciavano veloci dei camion
enormi per proseguire in una strada più piccola, l'unica
in mezzo a quei campi infiniti, si potevano scorgere
all'orizzonte delle colline, piante di banane e
palafitte, solo ogni tanto colpiva la presenza di ville
sfarzose che sembravano un po' un pugno in un occhio in
quelle distese solitarie, "sono case di farang" mi disse
la mia thai, continuammo per una decina di kilometri e
il paesaggio era sempre lo stesso, campagne e palafitte,
sempre uguale, il taxi voltò poi a destra, la starda si
fece ancora più stretta e dissestata, "ma dove diamine
vivevano " ricordo che pensai a come si potesse vivere
in un postò così remoto, rimanemmo bloccati da una
mandria di bufali che ci fece perdere qualche minuto,
poi la mia thai cominciò ad illuminarsi, siamo arrivati,
mi disse quello è il mio villaggio, era un vialetto per
metà asfaltato e per metà sterrato, ai lati alcune
baracche e qualche decina di palafitte, una bottega
vendeva alcuni generi alimentari e bevande, nulla di
più.
Il taxi entrò in un cortile in terra battuta, c'erano
tre case in quel cortile, una decina di polli e galline
e qualche cane, sotto casa sua una quindicina di persone
ci stavano aspettando, quando scesi sentii vociferare,
come tutti in coro sorpresi di vedere uno straniero, un
farang, mi si avvicinò una anziana donna che mi toccò le
braccia, " kao ....kao....kao" non faceva che ripetere
la parola kao e mi toccava le braccia e le spalle come
se stesse toccando un extra terrestre, la cosa
cominciava ad imbarzzarmi, la mia thai mi prese per mano
e mi presentò a sua madre, sapevo come dovevo fare,
congiusi le mani davanti al volto fino a sfiorarmi il
naso "sawaddee kap" non agiunsi altro, lei fece
altrettanto "sawaddee kaa" e mi sorrise, tutto intorno i
bambini comnciavano a saltare come cavallette e a
gridare come matti "... farang put thai ... farang put
thai ..." e ridevano divertiti, io ero in uno stato di
imbarazzo ma allo stesso tempo ero divertito e
incuriosito da quella situazione.
Ci trovavamo sotto casa sua, era una grade casa, in
legno sorretta da sei pilastri in cemento a più di un
metro e mezzo da terra, sotto era una zona abbastanza
fresca quindi le donne del rione si trovavano tutti i
giorni nelle ore più calde, quel giorno c'erano anche
tutte le sue zie e cugini, fratelli e sorelle visto che
io ero un po' la novità del momento.
Più tardi mi portò in casa, si saliva da una piccola
scaletta in legno che portava in veranda, subito sulla
sinistra c'era la cucina che a dire la verità era
conciata male, il legno stava marcendo, l'avrei fatta
risistemare io subito dopo il matrimonio, in veranda
c'era suo padre, incredibile, era arrivata sua figlia e
lui non si era mosso da li, stava guardando la boxe su
un canale thai, ma lei non diede peso alla cosa, mi
presento a suo padre, il quale mi offrii subito da bere
del whisky , pensai che non era carino rifiutare, così
accettai, solo un bicchierino, il fatto che avessi
accettato lo rese entusiasta ...
Tutto era perfetto, mi trovavo a mio agio, faceva moto
caldo, ma stavo bene, più tardi avremmo mangiato tutti
insieme anatra e pollo con riso e una salsa
piccantissima, e l'immancabile papaya pok pok. Erano
tutti molto servizievoli nei miei riguardi si
preocuparono subito che avessi un ventilatore puntato
contro e che avessi dell'acqua fresca a disposizione,
che poi diventò subito birra, la mia thai mi chiese se
mi andava di comprare qualche birra, così da rallegrare
un po' la cena, per me andava benissimo, in fin dei
conti loro mi avevano dato da mangiare, così diedi ad
una bambiana che avrà avuto si e no 8 anni 1000 bath,
tornò facendosì aiutare da altre amichette con una
ventina di Chang Beer e un paio di aranciate, il whisky
era già presente, diventò una bella festa in stile thai,
le notti a Patong erano ormai un ricordo lontano, pensai
che ero finalmente errivato dove volevo, ero felice, ero
davvero nella vera Thailandia, poter salutare alla loro
maniera e essere salutato a mani giunte come uno di loro
mi inorgogliva, ma non chiedetemi perchè, ancora oggi
non ne ho idea.
Era ormai notte, la mia thai parlò per ore con sua madre
e con le sue sorelle, io ero stato ormai catturato dai
suoi fratelli e da suo padre che mi fecero assaggiare il
loro cibo e il loro whisky, eravamo sulla veranda era
ormai buio era tutto perfetto ...
La mia prima notte in una delle loro case, ... la sua
casa. Non pensavo cha sarei riuscito ad arrivare fin li,
ma c'ero ero li, ed era tutto vero.
Il nostro letto era un materasso piuttosto grande messo
per terra in una delle due camere che componevano la
casa, quella notte si fermarono a dormire anche tutte le
sue sorelle, loro dormirono in quello che io definivo il
soggiorno, in realtà era il grosso della casa una grossa
stanza centrale dove c'era qualche vecchio e
starampalato armadio, un televisore 17 pollici, un
impianto stereo da 300 watt(raba da matti), e un
frigorifero, tutto qui..... in mezzo tutto vuoto, aveva
due sorelle una la più anziana con due figli e l'altra
la più giovane della famiglia, che si fermarono li
quella notte in mezzo al soggiorno dormirono per terra
con una grossa coperta di lana e senza cuscini.
Noi invece lo avevamo il cuscino, ma era come dormire su
un mattone, il letto era protetto da una zanzariera a
capanna, si stava bene la temperatura era ottima anzi
verso l'alba svegliato per l'ennesima volta dal canto di
un gallo che a dire il vero aveva cantato almeno una
volta per ogno ora, sentii freddo e mi coprii, la mia
thai era completamente sotto l'enorme trapunta, neanche
la vedevo più, la raggiunsi l'abbracciai e mi
riaddormentai.
Alle otto del mattino il villaggio era già in piena vita
da almeno un paio d'ore, sentivo i bambini giocare e le
voci di molte persone, ma la cosa che mi svegliò del
tutto era l'essere stato invaso da una ventata di
peperoncino fritto, cominciai a tossire e a respirare
malamente, accidenti ma come si fa a svegliarsi con un
odore simile, bhè ormai era fatta, mi alzai e cominciai
ad avere la mia prima esperienza con il bagno.
Il bagno non era in casa, bensì in cortile, consisteva
in una specie di casupola di tre metri per tre, una
turca e tre giare piene d'acqua, mi ci volle un po' per
capire qual'era l'acqua per lavarsi e quale per lo
scarico, ma per fortuna trovai nella mia thai un'ottima
insegnante a riguardo, a dire la verità non faceva molto
caldo e l'acqua era fredda, i denti li lavai con una
bottiglia d'acqua comprata il giorno prima, imparai
presto a conservare almeno una bottiglia d'acqua per
lavarmi i denti, l'idea di mettere in bocca l'acqua di
quelle giare non mi entusiasmava molto, piu tardi
provvederò a fare costruire il bagno in casa, con la
doccia, ma siccome di acqua non ne scende quasi mai dopo
le otto del mattino, andrò avanti a lavarmi con le
giare...che bellezza.
Premesso che col bagno non riuscii mai ad avere una gran
confidenza, per quanto riguardava il resto le cose
andavano a meraviglia, nel giro di poco più di un' ora,
il caldo cominciava a farsi sentire, decidemmo di andare
insieme con le sue due sorelle con due dei sui tre
fratelli a vedere il lago di Boomibhul era un enorme
lago o diga, dove da li si riforniva di energia
elettrica gran parte della Thailandia, sfruttando le
acque del fiume Ping, la diga era immersa in un parco
enorme, ricordo la grandissima quantità di fiori e
piante di tutti i tipi, all'interno del parco c'erano
delle abitazioni, credo fossero per giardinieri o per
gli operai della diga, c'era una banca, qualche negozio
e un hotel, con piscina ma offriva più che altro
alloggio ai tecnici e alle loro famiglie, il parco era
davvoro grande, più avanti c'era anche un grosso
mercato, li mangiammo insieme, tutto rigorosamente thai
food, certo per me non era facile, molte cose erano
abbastanza piccanti e con dei sapori non sempre
accettabili, ma era la prima volta e penso di essermela
cavata abbastanza bene.
Restammo a casa sua per quattro giorni, e le giornate
passavano sempre nella stessa maniera, poi purtroppo la
partenza per Phuket io avevo lasciato la mia valigia a
casa della sua amica Jeap e avevamo portato solo un
piccolo bagaglio e un zainetto con poche cose, oltre
tutto avevo solo qualche giorno poi dovevo per forza
rientrare in Italia
Partimmo da casa sua alle quattro del mattino, un pick
up ci venne a prendere per portarci in aeroporto, io e
lei davanti insieme con l'autista, e tutta la sua
famiglia compresa di nipotini e cuginetti dietro, si
fecero più di 200 kilometri dietro il cassone di un pick
up fino all'aeroporto di Phitsanuloke, provai a far
stare il bambino più piccolo davanti, ma non c'era
verso, loro volevano viaggiare dietro, non c'era niente
da fare. Viaggiammo per più di due ore attraverso Tak,
Sukhotai e Phitsanulooke dove c'era l'eroporto.
Un ultimo pranzo tutti insieme e poi io e lei ci
imbarcammo per Phuket, partivo ma mi mancava tutto, ero
quasi commosso ed emozionato, ripercorrevo con la mente
tutta quella idimanticabile esperienza, non li avrei mai
dimenticati, e promisi che sarei tornato presto da loro,
quella promessa la feci non solo a loro, ma anche a me
stesso e la mantenni.
Qulche ora dopo eravamo a Patong immersi nuovamente nel
caos notturno della Bnagla road e a bere birra sommersi
da luci e musiche a tutto volume che tutte insieme erano
praticamente incoprensibili percussioni in un mondo che
sembrava distante anni luce rispetto alla quiete delle
campagne del nord ...
Passai
ancora qualche giorno a Patong, ma ormai era ora di
tornare in Italia, mi accompagnò all'eroporto di Phuket,
feci tranquillamente il check in, poi andammo in un
ristornate all'interno del terminal, ordinammo, io un
caffè e lei un piatto thai, era seduta difronte a me e
la guardavo con un nodo in gola, poche ore e sarei stato
lontano da lei, quante cose erano successe in qualla
vacanza, quanta strada avevamo fatto insieme, quante
persone avevo conosciuto, ero contento ma allo stasso
tempo mi si stava spezzando il cuore, così decisi di
chederglielo nuovamente, "verresti a vivere in Italia
con me ? Ora che ho conosciuto la tua famiglia, tu
verresti a conoscere la mia??" mi rispose praticamente
subito,..."si " , le dissi di fare il passaporto prima
di tutto, io sarei tornato da lei presto, era aprile e
al massimo in quattro o cinque mesi sarei tornato a
prenderla, rimase a guardarmi in silenzio, chissà se mi
credeva, chissà a cosa stava pensando, ma io ero certo,
sarei tornato a prenderla, non volevo lasciarla in qual
bar anche se lei al momento mi diceva che ormai era la
mia fidanzata e se stava al bar era solo come cassiera e
per aiutare la sua famiglia ...(mentiva).
Volai verso l'Italia col magone, mi mancava ero a pezzi,
ormai ne ero certo, ero innamorato perso e per niente al
mondo l'avrei lasciata.
Le settimane passavano lente, io mi ero informato per
l'iter burocratico da seguire per farle avere il visto,
le mandai dei soldi (ricordo ancora 10.000 bath) per
andare a Bkk a fare il passaporto, andò come da
programma e fece il suo passaporto, mi spedì subito dopo
un fax dello stesso che avrei dovuto presentare in
questura per il rilascio della garanzia (all'epoca
funzionava così). Mi misi all'opera e dopo ore di coda
alla quastura di Milano mi rilasciarono finalmente la
garanzia da presentare all'ambasciata per il rilascio
del visto, per me era un gran bel successo, era fatta,
ormai c'era solo da andare a Bangkok all'ambasciata, ma
con la garanzia in mano il più era fatto.
La chiamai quel giorno, come sempre chiamai Ood, il thai
marito della sua amica del cuore Jeap, il quale come
sempre mi disse di richiamare tra 5 minuti il tempo di
portarle il telefono, come da copione richiamai, ma
questa volta a differenza del solito mi rispose ancora
Ood che mi disse che non c'era al bar qualla sera, come
non c'era ?????? Chiesi allora di poter parlare con Jeap
che comunque era sempre li con lei, mi rispose
tergiversando che quella sera aveva preferito rimanere a
casa, nulla di più ... ok la salutai e riagganciai,
richiamai più tardi quando ritenevo che ormai anche Jeap
e suo marito fossero a casa, visto che condividevano lo
stesso appartamento, ma di lei neanche l'ombra, Jeap mi
disse che non era a casa e non sapeva dove fosse ... mi
si raggelò il sangue, mi sentivo come se stessi
precipitando nel vuoto più totale e non avevo neanche il
paracadute.......perchè non era a casa ??? dov'era ???
Richiamai altre due volte il giorno successivo, finchè
riuscii a far parlare Jeap e venne fuori la verità, era
riapparso il suo ex tedesco quello di qualche anno
prima, e l'aveva portata a Samui !!!
Mi sentivo crollare il mondo addosso, ma perchè mi stava
facendo questo, che le avevo fatto io di male, ma perchè
??? Domande a cui non riuscivo a trovare una risposta,
ero disperato, deluso, tradito, umiliato, avevo fatto di
tutto per prepararle i documenti per venire in Italia,
era solo questione di qualche mese poi l'avrei portata
qui, ma lei aveva preferito andarsene a Samui col suo
ex.
Due giorni dopo, squillò il telefono, era lei ......."Tiruck,
I know you are angry but I love you, please forgive me I
just want stay with you forever, I know what I want now,
please dont leave me ..."
L'averla sentita per telefono dopo alcuni giorni di
angoscia tremenda era per me un sollievo incredibile
credevo di averla persa per sempre, il risentire la sua
voce mi faceva rinascere, mi stava facendo rinascere,
l'amavo troppo per perderla e avevo deciso di perdonarla,
in fin dei conti lei era la e io ero qua in Italia le
avevo fatto un mare di promesse e le stavo mantenedo, ma
di concreto non avevo fatto ancora nulla per lei,forse
avevo sbagliato a lasciarla in quel bar, forse stavo
sbagliando a perdonarla ma sentivo che era la cosa
giusta da fare.
Decisi di accellerare i tempi era la fine di agosto e
decisi di partire praticamente subito per andarla a
prendere, non volevo rischiare di perderla di nuovo,
parlai con la mia famiglia e naturalmente lo scetticismo
era praticamente convinzione sia di mia madre che di mio
padre, anzi mio padre si dissociava completamente dal
considerare la cosa come saggia e positiva, a dire la
verità neanche la voleva prendere in considerazione, una
thailandese ??? "Ho fatto tanti sacrifici nella vita per
vederti andare con una Thailandese che qui in Italia non
si integrerà mai e non troverà mai neanche un lavoro ???
tu sei pazzo !!!"
Ma io non intendevo farmi intimorire da niente e nessuno
ero una specie di schiaccia sassi passavo sopra a
qualunque ostacolo e a chiunque, non mi importava di
nulla, sapevo di esserne innamorato perso e volevo
vivere insieme a lei.
Partii intono al 10 - 12 settembre l'appuntamento era a
Bangkok in aeroporto, nel frattempo le avevo chiesto di
lasciare il bar e raggiungere i suoi genitori a Tak, ci
saremmo rivisti a Bkk al mio arrivo, lei obbedì alla mia
richiesta era diventata improvvisamente docile e
obbdiente come un agnellino, qualunque cosa che chiedevo
lei obbediva e non mi diede più nessun problema la sua
fedeltà da quel momento divenne praticamente
inossidabile.
Arrivai a Bangkok alle sei del mattino, il caldo era
tremendo come sempre, passai i passaporti e ritirai il
mio bagaglio, fuori c'era un sacco di gente che
aspettava, tour operator con cartelli recanti i nomi dei
loro ospiti, poi thai, tanti thai ad aspettare chissà
chi ...
guardai tra la folla ma non la vedevo, improvvisamente
mi assalì un terribile dubbio, lei non c'era, non era
venuta, ancora una volta era scappata da qualche parte,
mi aveva preso in giro, mio Dio mi sentivo sudare freddo
credo che ad un certo punto sono addirittura diventato
pallido, ero andato laggiù per niente ????? Eppura
cercavo con lo sguardo cercavo disperatamente, ma nulla,
non la vedevo, finchè mi sentii chiamare era la in mezzo
alla folla agitava la mano e mi chiamava per nome, era
lei mio Dio gazie, era venuta all'appuntamento.
Parlammo molto in albergo del perchè le era venuta la
brillante idea di andare a Samui col suo ex, e di quanto
mi avesse fatto soffrire, mi spiego che lui si presentò
da lei una notte mentre pioveva, voleva portarla con lui
a Samui, ma lei rifiutò, lui si ripresentò a sera dopo
dicendiole che aveva un regalo per lei, non voleva
portarla a letto, ma voleva darle un regalo, le diede
appuntament in casa della sua amica Jeap, lui
presentòpuntuale con un cucciolo di poco più di un mese
di barboncino toy, era come una pallina di morbido pelo
bianco che faceceva dei piccoli versi come fosse un
gatto, ma era un cucciolo di barboncino toy.
Alla fine la convinse e andarono a Samui insieme col
cagnolino, ma mi giurò e spergiurò che rimase la con lui
solo tre giorni e questo era vero, e che non fecero
nulla,infatti lui dopo tre giorni la rimandò a Phuket
perchè lei si rifiutò di fare sesso e voleva tornare
indietro...
Non ho mai voluto soffermarmi a pensare se questa
seconda parte della spiegazione fosse vera oppure no, in
ogni caso non volevo lasciarla e la presi per buona.
Presentammo tutta la documentazione all'ambascata
italiana per il rilascio del visto, ci dissero che
dovevamo presentarci la settimana dopo per il ritiro, ok
perfetto nel frattempo saremmo andati nuovamente a Tak a
trovare i suoi, lei aveva in banca 40,000 bath mi spiegò
che praticamente la stavo portando via dalla sua
famiglia e che dovevo dare dei soldi ai suoi genitori,
mi spiegò che praticamente era una specie di usanza, lei
non avrebbe più lavorato e non poteva più mandare i
soldi alla sua famiglia, ma allo stesso tempo non voleva
farmi spendere altri soldi, così decise di dare alla sua
famiglia l'ammontare di quello che aveva sul suo conto
corrente, gurdai il suo libretto, erano i risparmi di
due anni di lavoro, quei soldi le servivano per
comprarsi il motorino nel caso fosse rimasta a Patong,
ora li avrebbe dati alla sua famiglia, io non solo ero
daccordo ma ci aggiunsi altri 10,000 bath, di più non
potevo fare al momento, le spese erano veramente tante
per portala in Italia e per il momento non potevo fare
di più.
Restammo a Tak una settimana, in casa c'era il cuccuilo
di barboncino, era davvero carino, e aveva conquistato
anche me, il cucciolo rimaneva sempre in casa, non
scendeva mai in quanto gli altri cani lo avrebbero
cacciato di sicuro e probabilmente lo avrebbero
ammazzato, una mattina vidi suo padre fare una gabbietta
in legno chiesi alla mia thai che significato avesse
quella gabbia, qualche cosa mi diceva che era per il
cane, lei mi spiegò che non trovava il coraggio di
chiedermelo ma avrebbe desiderato tanto che il cane
fosse venuto con noi in Italia ... NOOOOOOO, non so
perchè ma me lo sentivo, bhè non ci fù molto da
discutere, il cane sarebbe venuto con noi in Italia,
dopo averle fatto fare tutte le vacinazioni e averle
fatto un regolare biglietto per Milano (costo 3800 bath
di sola andata) era una femmina si chiama Fang e vive
ancora con la mia famiglia.
Dopo qualche difficoltà ottenne il visto ormai era fatta,
partenza per Milano il 2 ottobre arrivo il 3 ottobre,
proprio il giorno del mio compleanno, ancora non mi
sembrava vero, qualche problemino in aeroporto a Bkk, il
comandante del volo non ci lascio tenere il cucciolo in
cabina passeggeri, doveva viaggiare nella stiva, la
gabbietta non era idonea, fedi di tutto per convincere
l'assitente di terra al check in, ma non ci fù nulla da
fare, il cane per ordine del comandante sarebbe volato
nella stiva, lei piangeva come una fontana, vedeva il
cagnolino essere porteto via come una valigia e lo
sentiva guaire, ma ormai non potevamo fare altro,
onestamente credevo che l'avremmo ritrovato morto ma non
volevo dirlo alla mia thai stava soffrendo troppo.
Invece a Roma mentre eravamo in attesa del volo per
Milano provai a chiedere ad una hostess dell'Alitalia se
era almeno possibile sapere le sorti del cane, appena
saputa la storia si mobilitò, parlò con qualcuno via
radio e la mia Thai ottenne il permesso di andare a
vedere come stava il cane mentre veniva imbarcato sul
volo per Milano, purtroppo la gabbietta non era idonea
ma almeno il cane era vivo.
Poco dopo eravamo a Milano, aeroporto di Linate, erano
venuti a prenderci i miei genitori, mio padre che tanto
si era opposto alla mia scelta di vita, si presentò in
giacca e cravatta, era emozzionatissimo e io ero tanto
felice che mi scoppiava il cuore.
I miei genitori furono subito colpiti dai suoi occhi, ma
soprattutto dal suo sorriso, chissà chi si aspettavano
di vedere, in pochissimo tempo l'adottarono non solo
come mia moglie, ma anche come loro figlia erano
orgogliosi di noi due, non sapevano che otto anni dopo
aver dato loro questa gioia, gli avrei dato una
delusione tremenda, avrei fatto loro perdere qualcosa
che amavano tanto come fosse una vera figlia.
Si integrò subito, fù piu facile di quello che pensassi,
i miei genitori la presero subito in simpatia, e fu
davvero incredibile vedere come erano riusciti ad
affezzionarsi a lei nel giro di pochissimi giorni.
Dopo esseree andati a Roma e avre risolto tutti gli
impegni burocratici, passammo il primo mese in Italia
come se fosse una vacanza, per lei tutto era nuovo, fù
davvero incredibile vedere come si prendeva cura della
casa, tutto era in ordine, tutto era perfetto, non
mancava mai nulla, ricordo la sera a cena, i suoi occhi
si allungavano sempre oltre la bottiglia d'acqua e i
bicchieri a verificare che avesi il pane e che tutto
fosse a posto, poi appurato che nel mio piatto non
mancava prorpio niente e tutto era perfetto, tornava a
mangiare rilassata e soddisfatta come una bambina. (Ho
un po' di commozione in questo momento)
Per me sta' cominciando a diventare difficile rivivere
quei momenti.
Certo, era come avere di fianco una futura moglie e una
figlia allo stesso tempo, era dolcissima, per lei tutto
era nuovo, vedeva tutto con occhi curiosi proprio come i
bambini, aveva la mania dei fiori, mi stava riempiendo
la casa di fiori e fiori secchi, un giorno le dissi di
non fare diventare la nostra casa una serra, ma stavo
per lo più scherzando, lei si offese moltissimo e non mi
parlò per diverse ore, cercai di dirle che stavo
scherzando ma non ci fu niente da fare era arrabbiata e
me lo stava dimostrando benissimo, fù una delle nostre
prime litigate in Italia.
Tutto procedeva a meraviglia, lei mi chiese se poteva
andare a scuola per imparare l'italiano e in una
settimana cominciò a frequentare il corso per stranieri,
apprendeva con una rapidità impressionante, studiava e
si applicava in maniera impeccabile, io ero orgoglioso
di lei, avevo dimostrato atutti e a me stesso che ero
riuscito ad arrivare dove volevo grazie alla forza di
volontà e all'amore per questa ragazza.
Decisi di sposarla, per avere un prolungamento del
permesso di soggiorno avrei dovuto presentare le
pubblicazioni di matrimonio, e così fù, avevavmo tempo
altri sei mesi, per conoscerci meglio e convivere ancora
un po', anche se io ne ero praticamente certo, la volevo
sposare, ne ero praticamente innamorato perso.
Un giorno di dicembre, si mise a nevicare, era la prima
volta che vedeva la neve, non so come descrivere il suo
sguardo, era una fontana di fleicità , rimase col
braccio fuori dalla finestra per non so quanto tempo,
così decisi che forse era meglio mettrle sciarpa e
giacca a vento e portarla fuori a giocare con la neve,
così mi stava solo congelando la casa e rischiava anche
di prendersi un coplo di freddo, era felice, ricordo che
fece una grossa palla di neve e mi chiese di farele un
pupazzo, ci provai, ma poi si mise a nevicare troppo
forte e ormai stava facendo buio, meglio tornare a casa,
era felice e io credevo di vivere un sogno, ma se era un
sogno meglio non svegliarsi più.....
I mesi passavano velocissimi e lei era sempre più felice
di vivere con me, ogni tanto si arrabbiava per cose
inutili, una volta le dissi che non era necessario fare
la lista della spesa, stavamo andando al supermercato,
ma era solo per fare un giro, a dire la verità in casa
non mancava quasi nulla, nonostante tutto lei con una
tranquillità classica dei thai, si era messa a compilare
una piccola lista di quattro o cinque cose che servivano
per la casa, io ero gà pronto per uscire, e non avevo
molta voglia di aspettare che finisse di scrivere, così
le dissi in maniera molto sbrigativa che quella lista
non era necessaria, non l'avessi mai fatto, si chiuse in
camera e non volle più uscire, la sua reazione quella
volta fu un po' troppo esagerata, e io mi arrabbiai
veramente perchè non ritenevo giustificabile un
comportamtno così duro e acido, in fin dei conti non le
avavvo fatto niente di male, avevo solo espresso un
parere.
Episodi del genere erano comunque rarissimi, passavamo
settimane e settimane senza mai litigare neanche cinque
minuti, poi ogni tanto capitava qualche momento poco
simpatico, ma tutto si sisolveva in poco tempo, e
intanto si avvicinava sempre di più il giorno del
matrimonio che avevamo fissato per il 23 marzo 1996
Mio padre era il più intrapprendente, sembrava dovesse
sposarsi lui, praticamente pensò a tutto, era più
agitato lui di me e mia moglie messi insieme, ma arrivò
il gran giorno,c'erano tutti i miei parenti e tutti i
miei amici più alcune sue amiche thailandesi che conobbe
andando a scuola, ancora oggi sono rimasto in amicizia
con loro e con i loro mariti, non c'era la sua famiglia,
non fu possibile farli venire, ma comunque avremmo fatto
un altro matrimonio a Tak a luglio in puro stile Thai.
Eravamo nella piazza del comune, c'erano proprio tutti,
amici e parenti, arrivò la macchina con la sposa, io
quella mattina non l'avevoo ancora vista, la notte
precedente lei dormì dai miei genitori, erano le dieci
del mattino e per la prima volta mi sentii davvero
emozionatissimo, fino a quel momento non avevo avuto
grosse preoccupazioni, ed ero rimasto molto tranquillo,
ma alla vista dell'auto, cominciò a venirmi
inspiegabilmente un senso di panico e di ansia che non
riuscivo quasi a contenere, poi la vidi scendere, era
bellissima, un abito bianco lungo ne rislatava la sua
pelle ambrata, i capelli raccolti ma con lunghi ciuffi
leggermente mossi a cadre sulle spalle, una coroncina
lasciava cadere fili di minuscole perle sembrava
accentuare ancora di più i suoi occhi leggermente a
mandorla, riuscii a intravedere le scarpe bianche
poggiare a terra per un istante, poi il lungo abito
bianco ne coprì la visione, alcuni miei amici
cominciarono ad applaudire urlando frasi di
approvazzione, e io restavo li immoblie a vedere una
tale bellezza avvicinarsi con in mano un bouchet di
fiori bianchi e blu, ero pietrificato, la vedevo
talmente bella che non riuscivo a credere che sarebbe
diventata mia moglie ...
Fu una bella cerimonia e un'altrettanto bella festa,
dopo il pranzo che durò diverse ore, ci congedammo e con
pochi amici, i più intimi e i più cari, finimmo la notte
in discoteca, mia moglie aveva un sorriso davvero
bellissimo, proprio di chi era veramente felice.
Dopo il matrimonio, la parte burocratica per la sua
residenza fù come bere un bicchier d'acqua tutto
procedeva a meravigla, eravamo davvero felici, lei era
l'unica thailandese di questo quartiere e la gente aveva
imparato ad aprezzarne il suo fascino tipico orientale e
la sua ingenuità, avevano tutti grande affetto per lei,
lei che aveva sempre un sorriso e cinque minuti da
dedicare a chiunque, soprattutto bambini e anziani,
anche se con un italiano ancora molto acerbo e stentato
riusciva sempre a risultare cordiale e squisità, e ogni
volta che incontravo qualcuno per la strada, magari
anche persone con cui non parlavo da mesi o da anni, i
complimenti per mia moglie erano all'ordine del giorno.
I mesi passavano veloci insieme a lei, ma era anche
arrivato il momento di andare a trovare la sua famiglia,
decisi di prendere tutte le ferie che avevo, e andammo 4
settimane in Thailandia, due settimane a Tak e due a
Phuket, partimmo nel luglio del 1996.
Eravamo ancora a Tak il viaggio fu lunghissimo, scalo a
Bangkok e coincidenza per Phitsanuloke, poi da li altre
tre ore di taxi fino a Tak e via ancora verso il
distretto Samngao nelle più remote campagne del nord.
Non ero mai stato così a lungo in un posto così remoto e
ancora così primitivo, era tutto come lo ricordavo
dall'anno precedente, non era cambiato nulla pefino il
colore rossastro delle strade ancora sterrate, la
bottega che vendeva bibite e bustine di spaghetti thai
liofilizzati (mamà) era esattamente come la ricordavo,
un villaggio e tutt'attorno solo campagne, bufali,
piantagioni di banane e sterminate risaie arrivavano
fino ai piedi di colline che appena si pronunciavano
all'orizzonte, era bellissimo.
Certo due settimane era un buon periodo, io avevo sempre
il mio solito problema con il bagno, farsi la barba era
una impresa, e la mattina mi occorreva un po' di tempo
per organizzare il mio ingresso in bagno che ancora si
trovava in cortile, dimenticarsi qualche cosa come
l'asciugamano, significava dover tornare in casa per
recuperarlo, ma mi ci abbituai in qualche modo e
comunque anche quello facava parte del fascino di un
posto così speciale, anche se apparentemente di speciale
non aveva proprio niente.....apparentemente.
Un pomeriggio eravamo tutti sotto casa sua come al
solito, stare sotto casa era una consuetudine perchè
quello era il posto più fresco, anche se per me faceva
sempre caldissimo, ma almeno c'erano delle amake dove io
mi lasciavo assopire nelle ore pomeridiane più calde,
tutt'attorno solo il canto delle cicale e le voci delle
donne thai che passavano ore e ore a parlare mangiando
pappaya pok pok e mango. Allimprovviso si sente in
lontanaza una starna musichetta e uno strombettio come
di una vecchia trombettta che ormai non riusciva quasi
più suonare, era il carrettino dei gelati, tutti i
bambini corsero incontro al carretino e chiedevano a
gran voce il gelato, mia moglie mi guardò mi sorrise e
alzò apena le spalle, io capiii subito cosa cercava di
dirmi, le dissi di ordinare gelato per tutti i bambini,
erano una decina o poco più, non arrivai nenache a
pagare 100 bath, pochi minuti dopo vedevo tutto intorno
bambini col loro gelato che grondava longo il cono e
sulle loro braccia era incredibile vedere tanta gioia
solo per un cono gelato, in fin dei conti il loro
divertimento era giocare con i polli e con qualche pezzo
di legno, un gelato era una festa e io rimasi sempre più
colpito dal vedere come si poteva ancora apprezzare
piccole cose come un semplice gelato. ma ciò che mi
colpì di più fu mia moglie che, non so, si commosse e mi
disse piangendo "guarda come sono contenti, non hanno
niente e per un gelato hanno la gioia negli occhi...."
quel giorno mi rimase impresso nella memoria, può
sembrare strano, ma in un contesto come quello in cui mi
trovavo, in un posto così lontano e così remoto, quella
fu una delle più belle giornate trascorse in Thailandia.
Le giornate proseguivano lente e tutte pressochè uguali
nel villaggio di Samngao, avevo intanto ingaggiato una
piccola squadra di "muratori" per il rifacimento della
cucina, lavoravano sodo fin dalle prime ore del mattino,
e fino al tardo pomeriggio era un continuo trasportare
assi di legno e martellare senza sosta.
Ogni tanto con le sorelle e i fratelli di mia moglie
partivamo con dei motorini scassatissimi per andare alla
diga essendo quella l'unica attrazione in quelle
sterminate campagne, il caldo era micidiale, nonostante
fosse luglio e quindi in piena stagione monsonica, non
pioveva mai, ogni tanto all'orizzonte si formavano
grosse nubi minacciose, ma si scariccavano ogni volta
sulle coline che incorniciavano l'orizzonte, l'aria era
bollente e quasi dava l'impressione che scottasse, e io
mi domandavo come riuscissero a vivere per anni e anni
in un posto così primitivo e senza il minimo confort, e
perchè ogni volta che me ne andavo da li mi si riempiva
il cuore di nostalgia ????
Domande alle quali ancora oggi non ho trovato una
risposta ma forse non la voglio trovare questa risposta.
La sorella maggiore di mia moglie era di una simpatia
travolgente, due figli alta 1,55 grassottella e
pacioccona, non era mai uscita dal villaggio se non per
andare a Tak, tutti i giorni mi si presentava davanti e
mi parlava in thailandese mimando qualche cosa, io la
guardavo inebetito e poi cominciavo a parlarle in
Itlaiano, frasi buttate li senza il minimo senso fino a
che scoppiavamo tutti ai ridere come matti, e lei finiva
sempre col chiedermi se volessi mangiare un po' di
pappaya pok pok, una misciela micidiale di papaya,
pomodorini pesce marcio, una quantuità spropositata di
peperoncino e una punta di zuccherò perchè dicevano che
altrimenti era troppo piccante, mhà....
Nel tardo pomeriggio come di consueto, mi alzavo
dall'amaca e mi recavo alla bottega del villaggio a
comprare birra e aranciata per la sera, ormai mi
conoscevano, la vecchia prorpietaria del negozzio mi
preparava i sacchetti con dentro tutte le bevande di cui
necessitavo, un giorno metre tornavo dalla bottega vidi
un carretto con della carne, c'era di tutto, costine di
maiale, un paio di polli e carne di manzo o bufalo,
decisi di comprare tutto quello che vendeva, le lasciai
solo i due polli, per circa 200 bath comprai tutta la
carne che aveva, era comunque tre o quattro chili di
roba non di più, voleva anche darmi il resto ma lasciai
perdere quella sera avevo fame e volevo improvvisare una
festa, non se lo fecero ripetere due volte, le donne
cominciarono a cucinare, il padre di mia moglie era
improvvisamente rinato alla vista di tanta birra,
preparò di sua iniziativa il piccolo impiantino stereo,
piccolo ma con casse che sparavano 300wat di potenza,
mangiammo e bevemmo fino a tarda notte ormai non mancava
molto, pochi giorni dopo saremmo partiti per Phuket.
Come sempre, ci accompagnarono all'aeroporto di
Phitsanuloke tutti, fratelli, sorelle, mamma, papà e
qualche nipotino, noi sempre sul pick up davanti e loro
dietro nel cassone, per loro andare a Phitsanuloke era
come vivere un giorno di festa, si vestivano sempre con
i migliori abiti ricordo suo padre era pettinato di
tutto punto e tutto orgoglioso di andare fuori dal
villaggio, non parlava molto suo padre ma era una brava
persona, non mi chiese mai un centesimo, se ne andave
nelle risaie la mattina presto, poi il pomeriggio
tornava a casa e stava in veranda davanti al televisore,
tra me e lui c'era un tacito accordo, verso le cinque
del pomeriggio Chang Beer gelata io e lui in silenzio a
guardare il sole tramontare oltre le colline, in uno
sfondo arancione appena velato dalle nuvole, e lui se ne
stava la ad aspettare che arrivassi, io con la Chang e
lui a porgermi la solita sigaretta di tabacco thai fatta
a mano che io fumavo solo in parte perchè troppo pesante
per i miei gusti.
Questa era la vita del villaggio, piccole cose sempre
uguali, ma sempre uniche, e anche per qualla volta con
grande nostalgia dovetti partire, desinazione Phuket.
Ci salutammo difronte al check in del piccolo aeroporto
di Phitsanuloke, non prima però di aver pranzato tutti
insieme per l'ultima volta in un piccolo ristorante con
tavolini e sedie di plastica, poche ore dopo ci trovammo
catapultati nella caotica Bangla road, che nulla aveva a
che vedere con la Thailadia del nord, eccoci di nuovo
tra i bar e i locali pieni di fanciulle e musica a tutto
volume, mia moglie era emozionata perchè avrebbe rivisto
la sua amica del cuore Jeab della quale non aveva
notizie da diversi mesi, Jeab non gestiva più il Domino
bar, aveva trasferito il business prorpio sul passaggio
pedonale della Bangla road, aveva aperto il 69bar, una
specie di pub con tanto di dj e ampi spazzi per muoversi
e fare baldoria, in fin dei conti dopo tanto relax e
tranquillità su nel nord, mi lasciavo trasportare
volentieri dalla mondanità di Patong, mia moglie si mise
elegantissima qualla sera, vide Jeab vicino alla casssa
del pub, corse incontro si salutarono con le mani giunte
poi un abbraccio soffice senza all'apparenza troppi
entusiasmi ma sincero e fortemente sentito, sembrava
strano vedere due ragazze così unite da una forte
amicizia e da un forte rispetto reciproco, mia moglie
ancora non sapeva che Jeab, la sua amica sorella che
tanto amava, sette annni più tardi avrebbe facilitato il
mio tradimento mettendomi tra le braccia di Luck, una
creatura che entrò nella mia vita stravolgendo tutte le
mie convinzioni e i miei ideali, squarciando in pochi
giorni l' amore per mia moglie, un amore che credevo
inossidabile e che invece Luck riuscì in poco tempo a
far sciogliere come un pezzo di burro al sole, ma questo
accadrà sette anni più tardi, per ora io non avevo che
occhi per lei, la donna che avevo sposato e che volevo
fosse la donna della mia vita.
Passai ancora qualche giorno a Patong, ma ormai era ora
di tornare in Italia, mi accompagnò all'eroporto di
Phuket, feci tranquillamente il check in, poi andammo in
un ristornate all'interno del terminal, ordinammo, io un
caffè e lei un piatto thai, era seduta difronte a me e
la guar