Hotels Thailandia

BENVENUTI ! Sawasdee !

 

 

 

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Questo libro non è per tutti, ma è per coloro che hanno lo stomaco duro e che vogliono andare oltre, per tutti coloro che amano capire e non accettare passivamente un postulato arbitrariamente imposto, per coloro che non si stancano mai di mettere in discussione le proprie opinioni, i propri convincimenti e che altrettanto volentieri non si scandalizzano ad affrontare determinati argomenti, prescindendo da facili tabù.

  Il mio scritto, se letto con attenzione, potrà interessare il sociologo come l'imprenditore, il moralista come il puttaniere, introdotti come sono tutti i prototipi umani dalla mia personale storia di vita vissuta al tentativo di comprensione di un fenomeno sociale a vasto raggio, comprendente rapporti di coppia, prostituzione, coppie miste ecc.

  La stesura si dipanerà infatti attraverso una prima parte dedicata al racconto di quanto accadutomi durante la mia relazione con una ragazza thailandese da giugno 2001 sino a maggio 2003, in un formidabile concentrato di speranze, aspettative e disillusioni. La seconda parte, invece, vorrà essere un tributo ai "principi del forum" protagonisti con i loro post di accese discussioni sui vari forum sulla Thailandia, sino a costituire, senza timore di eccedere in sperticati elogi, un valido compendio sociologico.

  Il tributo va a ringraziamento di tutti coloro che ho letto e con i quali ho qualche volta discusso nei forum dei vari siti, il cui contributo è stato fondamentale per aiutarmi a comprendere la mia situazione e ad accettarne gli esiti negativi, perché, al di là di tutte le possibili elucubrazioni mentali e di tutte le speculazioni teoretiche che i vari esperti del settore potrebbero fare, avere la possibilità di conoscere il pensiero di chi certe realtà le vive quotidianamente e le conosce a fondo, che si tratti della convivenza con una moglie thailandese o dell'assidua frequentazione di go-go bar, risulta sicuramente più utile, oltre che più coinvolgente.

  In appendice al libro… beh… a qualche maschietto un minimo di curiosità gli sarà pure venuta…

  Sottolineo inoltre che mai avrei pensato di poter constatare, all'interno di questi gruppi di discussione, un così alto grado di cultura, (lo dico senza alcuna ironia), intesa più come conoscenza di vita e capacità di riflessione che come nozionismo puro. A parte i momenti in cui, per taluni forumisti di alcuni siti, sembrava d'obbligo esternare goliardicamente volgarità concettuali a raffica, anche le persone che denotavano sgrammaticamente una scarsa frequentazione scolastica riuscivano, a loro modo, a fornire spunti di riflessione e a dimostrare sensibilità e capacità d'analisi fuori del comune, con grande desiderio di confrontarsi, di mettersi in discussione, di guardarsi dentro, al punto da impedirmi di giudicarli e ritenerli solamente dei puttanieri di professione (che ne penseranno i "ragassi o.k."…). A tutti loro complimenti e grazie di cuore.

  Se qualcuno o addirittura molti troveranno la storia raccontata non di loro gradimento, che dire…mai pen rai, per l'appunto, ovvero, prendendo in prestito una tipica espressione tailandese, manifesto principe della loro cultura e del loro modo di essere: "non fa niente, pazienza…".***

  Buona lettura.


*** citazione del filosofo postmoderno noto con lo pseudonimo di Redman sul sito Thailandia Web:

"...in effetti la traduzione semanticamente più vicina all'inglese del "mai pen rai" sarebbe "never mind", letteralmente "mai preoccuparsi", un po' come il castillano "tranquilo!" spesso usato in Sudamerica e ai Caraibi pressochè da tutti... ...ma la traduzione semanticamente e filosoficamente più corretta del "mai per rai" credo di averla trovata nel mio dialetto piacentino: "tola su dosa" tradotto per i non-indigeni "prendila su dolce" che descrive uno stato d'animo rispetto alle cose della vita..."

 

Lentamente muore....

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che
un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Lentamente muore
chi distrugge l'amor proprio
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicità

    P. Neruda


1.1 - Alle origini…

"…Sì, favoloso! E poi andremo anche in pellegrinaggio all'Havana alla Plaza de la Revolution oppure, se scegliamo il Messico, ci prodigheremo a dare conforto morale e aiuto pratico agli zapatisti…"

Alberto, il solito amico sinistroide veterocomunista che aveva appena pronunciato tali emerite ed irrealizzabili (almeno in mia compagnia) stronzate, già si era coperto il volto timoroso di subire l'ennesima lezione…politica, poi si tranquillizzò confidando sul fatto che tutto sommato si stava pianificando, anzi fantasticando un viaggio in comitiva in qualche posto dell'America latina. Il freddo Natale del 2001 ben si prestava (come quello del 2000, del 1999, del 1998…) ai soliti voli pindarici che però si concretizzavano puntualmente, sul finir della primavera, nelle solite commoventi frasi: "Devo vedè come sto messo con gli esami, ma comunque se fa", "Sto un po' agli sgoccioli coi sordi, ma je la dovrei fà", "Te faccio sapè…" e così via.

In un ripetersi ciclico paragonabile solo, per la sua puntuale cadenza, alla dottrina delle quattro età di cui parlano Evola, Guenon o Eliade, la tradizionale baldanza e sicurezza invernale dei personaggi di cui sopra, si scontrava a distanza di mesi con il loro rendersi conto di avere sparato le solite cazzate, consapevoli, nel momento in cui le pronunciavano, di non avere alcuna volontà e possibilità di porre anche solo i presupposti, durante l'anno, per realizzare ciò che per l'ennesima volta doveva limitarsi a restare un bellissimo sogno.

Parto da qui per far sentire un po' in colpa coloro i quali ritengo i responsabili indiretti delle mie disavventure, proprio a causa dell'abbandono vacanziero di cui fui vittima nell'estate 2001.

Erano infatti già due anni che me ne stavo a Roma d'estate, per racimolare i quattrini necessari ad andare a vivere da solo (la versione originaria pre-censura così recitava: "per annammene de casa prima de impiccà mi madre"), l'obiettivo era quasi raggiunto e non avevo nessuna intenzione di rinunciare ancora una volta a quella che per il sottoscritto, come per tanti altri individui "particolari", costituisce una ragione di vita, una fissazione, una droga, chiamatela come cazzo vi pare: i viaggi.

Il viaggiatore appartiene ad una razza diversa dal vacanziere: il secondo ama gli agi e la sedentarietà, si reca in villeggiatura a Cuba a Varadero ma non mette piede a Trinidad, in Egitto va a Sharm El Sheickh ma ignora Dahab, del Messico apprezza Cancun ma di Puerto Escondido sulla costa del Pacifico ne ha fatto la conoscenza solo con il film di Abatantuono. Insomma, ci siamo capiti, non gliene pò fregà de meno di conoscere e capire le usanze locali, di girare, di visitare. Gli è più che sufficiente sbragarsi dalla mattina alla sera al sole come una grossa e grassa foca, alzarsi ogni tanto per accampare qualche pretesa nei confronti del personale dell'albergo (tanto per attestare la propria superiorità occidentale), per poi rilassarsi la sera e farsi prendere per il culo assistendo ai soliti spettacolini preconfezionati (falsi come i Rolex delle bancarelle), messi in scena nel suo albergo a 5 stelle, dove soggiorna felice e beato 24 ore al giorno.

Il primo, invece, ama la diversità (non quella sessuale, scemi!), si diverte a girare, a conoscere luoghi e persone, ad assaggiare sapori nuovi, a rimanere affascinato da antiche suggestioni Anela e aspira, in sostanza, a vivere un'avventura continua.

Personalmente ho sempre cercato di soddisfare queste esigenze recandomi in paesi esotici, immergendomi in culture completamente diverse dalla nostra, potendo ammirare paesaggi meravigliosi ed inusuali ai nostri occhi. Mi piace cambiare posto o città di continuo, restare sino a che ne ho voglia, andarmene anche dopo solo un giorno se un posto non mi aggrada, senza essere vincolato e condizionato da programmi precostituiti. Il programma della vacanza, anzi del viaggio, me lo faccio io (e che programma), voi rimediatemi solo il biglietto dell'aereo (possibilmente economico).

Un tale tipo di vacanza non si presta particolarmente per certi posti del Sud America, specialmente se, come nel mio caso, si parte da soli. Il lungomare di Cartagena o il mare dei sette colori dell'isola di Sant'Andrè già ammaliavano i miei pensieri (del fatto che l'affascinante zia colombiana di none Rosita mi avesse detto in passato che lei era la più brutta della città, non ne tenevo minimamente conto…), ma considerare come questi posti si trovino in una nazione come la Colombia, non del tutto raccomandabile per il turista - avventuriero, mi fece presto recedere dai miei intenti. Conoscendo infatti il mio carattere poco propenso al compromesso, niente di più probabile che un bel giorno mi avrebbero ritrovato all'alba, buttato in qualche lurido vicolo nelle vicinanze di un malfamato baretto, con la pancia aperta da qualcuno in vena di amorosa accoglienza al turista.

Messico? Già visto. Cuba? Già vista. Venezuela o Brasile? Come sopra.

Quasi mi stavo riducendo coma Verdone in uno dei suoi primi cult-movie, quando, sparapanzato sul letto, sfogliava l'agendina alla ricerca di uno straccio d'amico con il quale organizzare il viaggio in macchina sino in Polonia. Fu così che la mia mente, pilotata dall'ultimissimo rifiuto dell'ultimissimo amico contattato per una vacanza in compagnia (Ugo), tornò come per incanto all'altro lato del globo, direzione oriente, destinazione Thailandia.

C'ero stato quattro anni prima con il Dott. Bauer, mio tradizionale compagno di avventure, per una fugace settimana di sole nel cuore dell'inverno nostrano, buttandoci alle spalle il freddo e la nebbia del belpaese per concederci una settimana di relax che da sola bastò per farmi innamorare dell'isola di Samui e giurare a me stesso che ci sarei prima o poi tornato.

L'ultimo viaggio l'avevo fatto a Bali nel '99, indimenticabile anche questo, un sogno realizzato che aveva parzialmente allontanato la voglia di oriente, ma l'insieme delle cose che ti può offrire e dare una vacanza in Thailandia non ha davvero eguali…e… alea iacta fuit (il dado fu tratto).
 

1.2 - Si parte!

Tanto per fugare ogni dubbio, per il sottoscritto la vacanza ideale si compone di quattro componenti di eguale importanza, senza una delle quali la vacanza risulta incompleta:

1) mare,
2) cultura e tradizione (siti archeologici, musei, ecc.),
3) economicità,
4)…figa!

Il primo punto è necessario perché puoi anche camminare per una splendida città d'arte a farti una cultura, ammirandone le meravigliose opere architettoniche o gli interessantissimi musei, ma alla fine della giornata, quando sei a letteralmente a pezzi, un tuffo in un mare dall'acqua cristallina ti rigenera, ti ritempra e ti rilassa al tempo stesso senza eguali.

Il secondo punto è soggettivo, io con queste cose sono fissato.

Il terzo punto non è soggettivo: andate in Norvegia a cenare con le scatolette di tonno portate dall'Italia per non spendere ogni sera 30 € a testa per mangiare una pizza e bere una birra, poi vedrete che apprezzerete di più un posto dove il vostro potere d'acquisto sale miracolosamente sino al rapporto di 4 a 1.

Il quarto punto, beh, smettiamola con l'ipocrisia. Ne ho sentiti e visti fin troppi (parlo sempre dei maschietti, ma mi sa che anche le femminucce…) dare fiato alle trombe per proclamare la loro totale estraneità all'imperante e globalizzante richiamo sessuale in vacanza, appellandosi (giustamente) alla necessità di godersela rilassati senza pensare di dover trombare a tutti i costi. Appunto, il problema è che questi personaggi sono proprio quelli che dopo una settimana di vacanza che non ingrignano, cominciano ad andare in paranoia e a non pensare ad altro, con il risultato proprio di compromettere il tanto agognato relax, almeno fino a quando il fratellino del piano di sotto non viene soddisfatto.

Volete mettere allora il senso di agio e di tranquillità che può dare la vacanza in un posto dove tu sai che alla minima necessità, quando vuoi, schiocchi le dita e ti carichi una che in Italia la massima attenzione che lei potrebbe avere nei tuoi confronti sarebbero un par de pizze in bocca condite da qualche esternazione poco piacevole al tuo indirizzo?

Poi, è chiaro, sta a te se vuoi esagerare, cambiandone una a sera (non me ne vogliano i "ragassi O.K.") dimenticando forse che, di fondo, stai andando a puttane (avremo modo di approfondire), o se invece ti vuoi limitare ad uno sfizio saltuario che in certi posti assume quasi le fattezze di un obbligo culturale, un po' come andare a vedere la torre Eiffel a Parigi o il Colosseo a Roma.

Tornando a noi, mi programmai una vacanza dove non sarebbe dovuto mancare niente di quanto sopra: i primi giorni a Bangkok in giro per wat e musei, seconda parte al nord a Chiang Mai e dintorni, con immancabile trekking per conoscere le hill-tribes, il clou finale con il ritorno tanto agognato nell'adorata isola di Ko Samui.

Curioso si dimostrò il particolare della mia amica Chiara, la quale, dopo essere stata messa al corrente dei miei intenti la settimana precedente, un bel giorno mi si presenta e mi dice con l'aria da strafiga alternativa:
"Lo sai dove andiamo in vacanza io ed i miei amici? In Thailandia".

Con il consueto garbo le feci notare che si era semplicemente limitata a copiarmi l'idea. Alla fine, pur negando e rivendicando l'originalità del progetto, mi propose ovviamente di aggregarmi al gruppo. Un'altra stranezza era costituita dal fatto che questi sciagurati avevano la pretesa di trovare a fine luglio ben otto posti su un volo Thai per l'inizio di agosto. Eppure, forse per intercessione divina, vi riuscirono. Anzi, partirono tre giorni prima di me.

Quando, dopo l'arrivo all'aeroporto di Don Muang, li raggiunsi in città, scoprii di avere l'albergo di fronte al loro, dove, oltre al sottoscritto, attendevano l'arrivo di un altro rinforzo, proveniente dallo scalo di Francoforte con volo Thai diverso dal mio. Roba da pazzi, appuntamenti fittizi a migliaia di Km. da casa che funzionano…

 

 

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